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Editoriali
 

NARGIS: CATASTROFE IN BIRMANIA
Cisl e Iscos, insieme alle organizzazioni democratiche birmane, lanciano un appello alla solidarietà

All’alba del 3 maggio il ciclone tropicale Nargis si è abbattuto sulla Birmania. Il numero delle vittime – decine di migliaia – continua ad aumentare. Ieri i numeri ufficiali della catastrofe, destinati a crescere, erano di 22.980 morti e 42.119 dispersi: secondo le agenzie umanitarie il 40% sarebbero bambini. Un milione di senza tetto, 5.000 chilometri quadrati di terreni, dove si trovano molte delle più fertili risaie del mondo, sono ora inondati dalle acque.

Una catastrofe di proporzioni gigantesche si abbatte su un paese tristemente vessato da decenni di dittatura militare e da persistenti violazioni dei diritti umani. Sembra che di fronte all’imponente catastrofe naturale ogni polemica sulle brutalità della Giunta militare al potere e sui diritti umani calpestati sia destinata all’oblio. In realtà la condizione di emergenza è resa ancor più drammatica dalla situazione politica e sociale.

Il governo militare non è stato in grado di affrontare in alcun modo l’emergenza: migliaia di soldati attoniti hanno lasciato spazio ai laboriosi e coraggiosi monaci che per primi (e spesso soli) hanno prestato soccorso, assistito i feriti e si sono messi al servizio della popolazione per rimuovere ostacoli e macerie dalle vie di comunicazione.

La Giunta si è affrettata a dichiarare che non avrebbe accettato aiuti se non attraverso l’ONU e le sue agenzie; ma mentre le immagini dei campi distrutti e dei cadaveri trasportati dalla corrente invadono le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, a tre giorni dal disastro, il personale delle Nazioni Unite aspettava ancora di ricevere il visto per portare i primi soccorsi nel paese.

Forse insieme alle centinaia di migliaia di case, l’onda provocata dal ciclone ha spazzato via anche il “mito di un governo preparato a far fronte a tutto”, come commentava un dissidente fuggito dalla Birmania dopo la rivolta del 1988.

Le organizzazioni democratiche birmane e la Lega Nazionale per la Democrazia, del Premio Nobel Aung San Suu Kyi, hanno lanciato un appello di solidarietà per le vittime del ciclone. Cisl e Iscos, da tempo al loro fianco per il raggiungimento della Democrazia e con programmi di sviluppo, come quello a sostegno dei profughi birmani nella vicina Tailandia, hanno accolto questo invito lanciando una campagna di raccolta fondi per affrontare l’emergenza umanitaria. Il ricavato andrà alle organizzazioni democratiche e sindacali birmane che aiuteranno direttamente e concretamente il loro popolo.

Un invito alla solidarietà che, con Aung San Suu Kyi, rivolgiamo a tutti.

Valeria Patruno


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