Buenos Aires - Sabato mattina la prima notizia con cui hanno aperto tutti i telegiornali è stata il terremoto in Cile, le cui scosse si sono avvertite sino in Argentina. Un terremoto che appariva sempre più devastante mano a mano che passavano le ore. La notizia ha occupato in maniera quasi esclusiva i notiziari e le trasmissioni radiofoniche di tutto il paese. Ma per l’Argentina il Cile non è solo una notizia internazionale….
La relazione tra Argentina e Cile è forte quanto quella che unisce l’Argentina all’Uruguay: sono il cuore del Cono Sur. Si tratta delle due frontiere più estese dell’Argentina con i paesi limitrofi. Non solo: sono i due stati che storicamente hanno maggiori relazioni economiche, politiche, sociali e culturali. L’Argentina condivide con il Cile la catena andina e le strutture amministrative di frontiera. Purtroppo, da sempre condivide anche i terremoti, che generalmente hanno origine in Cile e che non chiedono il visto per trasmettersi alle provincie di Mendoza, San Juan, La Rioja e Catamarca. Proprio da queste provincie sono arrivate sabato mattina le prime notizie su un sisma di dimensioni sconosciute che oggi ha raggiunto i circa 800 morti dichiarati e i più di 2.000 di cui si sente parlare comunemente.
Mentre a Montevideo si ultimavano i preparativi per l’assunzione della presidenza di “Pepe” Mujica prevista per il 1 di marzo, la presidente del Cile Bachelet ha annunciato il Piano di Emergenza Regionale per le regioni del BioBio e del Maule, per il terremoto che ha coinvolto l’80% del territorio nazionale.
Il Cile si sta organizzando per la ricostruzione facendo affidamento su prestiti bilaterali dei paesi del Cono Sur e sulla credibilità economica interna. L’emissione di buoni del tesoro consentiranno al Cile di evitare i crediti internazionale concessi da organismi come l’FMI che, sempre, chiede interessi altissimi che poi hanno forti ricadute sulla popolazione.
Le notizie che arrivano dal Cile, in questi giorni, poco parlano di ricostruzione. I saccheggi e il ruolo delle Forze Armate nella catastrofe hanno la prevalenza.
L'appello all’autodifesa personale e la dichiarazione del coprifuoco nelle zone del disastro sono state le prime risposte alla crisi.
Gli innumerevoli saccheggi evidenziano debolezze organizzative nel piano di risposta alle catastrofi e mettono in luce sacche occulte di povertà ed esclusione sociale che gli indicatori macroeconomici del paese evidentemente non sono in grado di evidenziare.
D'altro canto, le Forze Armate non sono state attivate con rapidità e a loro volta non hanno comunicato agli organi di governo l’allerta Tsunami. Errore riconosciuto in seguito ma troppo tardi.
Il cono Sud trema, ma non solo per il terremoto.
La democrazia e l’inclusione sociale sono, ancora, una realtà debole in molti contesti e la difficoltà del governo cileno a gestire con tempestività la crisi ne sono un esempio. Certo, la situazione non è per nulla paragonabile a quella di Haiti, che soffre di una fragilità strutturale ben superiore ma, in ogni caso, ci si deve immaginare un Paese che non ha risorse “libere” tali da poter fronteggiare l’emergenza in maniera autonoma.
Per questo l’Argentina, anche se con indicatori di sviluppo umano meno incoraggianti del paese limitrofo, si è attivata con risposte di solidarietà. In questi giorni si stanno inviando gli aiuti richiesti lunedì dal Cile: medici, strutture sanitarie da campo, e altro. Il Cono Sur, nel bene e nel male, è un’area sempre più omogenea e non si può più pensare che i confini nazionali siano barriere invalicabili ed escludenti. Gli accordi bilaterali di cooperazione del novembre scorso tra Cile e Argentina, atti ad approfondire l'integrazione dei due Paesi, ne sono un esempio.
L’ISCOS, tramite il suo ufficio in Argentina è in stretto contatto con i sindacati presenti, già partner di progetti di cooperazione, per analizzare la situazione e capire come poter attivare canali di solidarietà internazionale. Il Cile è un Paese con cui la CISL e l’ISCOS hanno un rapporto storico espresso anche dai numerosi programmi di supporto ai sindacati locali che sono stati condotti negli anni ‘80 e ’90.
Il cuore del Cono Sur ha tremato e sta cercando, anche al proprio interno, sostegno. E’ auspicabile che anche la comunità internazionale non lo abbandoni.
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