Discriminazioni e lavoro forzato
Un’amica francese che ha vissuta a Delhi per molti anni mi ha raccontato nella pausa pranzo della sua amica Anu (nome di fantasia) che ha perso una gamba in giovane età. Accompagnata dal marito in piscina in uno dei più esclusivi sport center di Delhi ha dovuto assistere alla “fuga” in senso letterale di tutti i bagnanti della piscina, che temevano di poter essere “contagiati” dalla sua presenza. Questo e' accaduto pochi mesi fa. Ho assistito ieri sera alla presentazione dell’ultimo libro di Arundhati Roy, intitolato Broken Republic. Durante la presentazione sono rimasta colpita dall’affermazione “se chiedessimo ad una persona povera in India di indicare una sola istituzione democratica che si preoccupi delle sue necessità, non avremmo mai risposta ad una simile domanda”.
Leggo nel Times of India che 44 bambini lavoratori individuati in una unità di lavorazione della pelle a nord-ovest di Delhi, sono stati liberati. Il datore di lavoro sarà processato per la violazione di diverse leggi ed in particolare per violazione delle prescrizioni del Bonded Labour System (Abolition) Act promulgato nel 1976. I 44 bambini “liberati” lavoravano 16-17 ore al giorno in una stanza buia e priva di ventilazione. A Delhi la maggior parte dei bambini lavoratori è accuratamente nascosta in locali o case in affitto dove lavorano sino a notte fonda. I loro datori di lavoro spostano i bambini all’interno della stessa area a distanza di pochi mesi, pertanto è necessario che i raid da parte della polizia siano rapidi, una volta identificate le unità di lavoro. Secondo le stime degli attivisti contro il lavoro minorile, vi sono circa 500.000 bambini lavoratori sparsi nei nove distretti di Delhi. Di questi circa 100.000 sono lavoratori domestici e ambulanti che raccolgono di tutto.
Tutt’oggi l’accesso ai dati statistici ufficiali del Governo indiano sul lavoro minorile è riservato solo a coloro i quali sono dotati di apposita password per accedere il database dell’Istituto nazionale di statistica.
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