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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Lavorare con le donne in Pakistan è complesso ovunque: ma lo è ancor più nelle aree in cui il cosiddetto integralismo prevale. Ne è un esempio l’NWFP, la North West Fronteer Province. Questa è stata una delle aree maggiormente colpite dal terremoto dell’ottobre del 2004 e proprio in quest’area ISCOS ha voluto legare – all’intervento per l’emergenza post terremoto - un attività di sviluppo e miglioramento delle condizioni di vita delle donne, vittime del terremoto. Lavorare con le donne in NWFP è estremamente difficile dal momento che per ragioni religiose e culturali le donne non sono solite lasciare le mura domestiche se non per brevi momenti durante il giorno per commissioni o piccoli acquisti. Nella maggior parte dei casi vengono accompagnate dagli uomini (mariti, o parenti) che controllano ogni loro attività. Si è cercata quindi una forma semplice e non aggressiva di interazione con le donne invitandole a partecipare a corsi di formazione nell’ambito della salute, igiene e nutrizione laddove come madri e come mogli sono chiamate a svolgere una funzione chiave. L’utilizzo di risorse locali ed in particolare di educatrici provenienti dalla stessa regione ha assicurato una larga accettazione dell'attività di formazione sia da parte delle donne che degli uomini chiamati a concedere il loro permesso affinché le loro mogli, sorelle, figlie prendano parte ai corsi. Cruciale è la consapevolezza che i corsi offrono soluzioni pratiche ed immediate a gravi lacune esistenti in ambito di igiene, salute e nutrizione. In larga parte dell’NWFP le norme igienico-comportamentali basiche – oggetto della formazione alle donne - quali l’appropriato lavaggio delle mani, l’uso di latrine, la conservazione e il consumo di cibi e acqua al riparo da agenti contaminanti, sono largamente disattese causando malattie e malnutrizione, soprattutto tra i bambini e le bambine. Rispetto a tali norme nell’ambito familiare come in quello comunitario le donne giocano un ruolo fondamentale: la salute ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i membri della famiglia dipendono da loro perché sono loro che ne curano - consapevolmente o no - la salute, l’igiene e la nutrizione e pertanto determinano uno standard di condizioni di vita. Vivere in una casa pulita, curare l’igiene personale, evitare contatti con sostanze o cibi dannosi migliora sensibilmente la qualità della vita dell’intero nucleo familiare. Inoltre queste “buone pratiche” combattono il diffondersi di malattie ed epidemie. Di qui l’importanza di un coinvolgimento consapevole e di un riconoscimento crescente del ruolo delle donne all’interno delle famiglie e delle comunità. La comprensione dello scopo dell’intervento di formazione di ISCOS da parte di tutta la comunità, l’indiscussa praticità ed utilità dei corsi e la modalità di intervento nel pieno rispetto delle tradizioni e della cultura locale, hanno permesso di compiere un piccolo passo verso un maggiore coinvolgimento delle donne nelle comunità dell’NWFP. Molti altri passi restano ancora da compiere.
Etiopia grande paese africano con altre 67 milioni di abitanti, con una densità di 58 persone a Km quadrato, dive la speranza di vita è di 44,7 anni, una delle più basse nel mondo. Popolazione ricca di culture, etnie e storia millenaria. Paese il cui nome è a noi familiare, legato alle vicende della colonizzazione italiana di fine ottocento e durante il ventennio fascista del secolo scorso. Periodi che non ci fanno certo onore e le cui note vicende hanno sfatato, se era necessario, il mito di “italiani brava gente”. Di cui ha molto scritto in particolare lo storico Angelo Del Boca. La crisi dell’area sul fronte eritreo e su quello somalo ha fatto si che recentemente la stampa italiana è tornata a parlare dell’Etiopia. Oltre alla notizia di questi giorni: dopo 12 anni il tribunale etiope riconosce Menghistu colpevole di genocidio. Ma i giornali non parlano di come la popolazione etiopie vive, in molti casi meglio dire sopravvive, ancora oggi nel nuovo millennio. Le genti incontrate nei giorni trascorsi per andare verso nord, nel Wollo, percorrendo la strada che porta ad Asmara, in Eritrea, riportano alla memoria immagini degli anni settanta del secolo scorso. Bambini, donne, uomini segnati dalla mancanza dei beni fondamentali. L’acqua la vanno a prendere percorrendo anche oltre 10Km, acqua di fiume, torrente, stagnante. Acqua insalubre portatrice di malattie. Di morte. I servizi sanitari esistono solo nei capoluoghi. La mortalità infantile è alta. Le donne che hanno un parto difficile muoiono con i loro bambini. I bambini più fortunati, vanno a scuola percorrendo almeno una decina di chilometri. Le abitazioni sono capanne dove i più condividono spazio con gli animali. Mentre i più fortunati hanno capanne che delimitano gli spazi delle persone dagli animali.
I quattro villaggi visitati di Anto, Giranao, Wacho e Gende Genfo, a oltre 500Km da Addis Abeba, avranno una risposta nei primi mesi del prossimo anno per quanto riguarda l’acqua. Infatti 4 pozzi saranno costruiti grazie alla solidarietà di amici, colleghi e imprenditori di Bologna e della Regione Emilia Romagna, che Vittorio Tempellini ha saputo coinvolgere in un progetto di vita. Abbiamo incontrato i comitati costituiti nei villaggi, gli abitanti , le autorità locali. L’acqua è la prima necessità. Ma è necessario attivarsi anche per i posti di salute, almeno di primo intervento. Per le scuole. Questo ci hanno chiesto. Per questo ci siamo attivati da subito sia con l’Ambasciata d’Italia ad Addis, incontrando l’Ambasciatore Raffaele de Lutio e il Direttore della Cooperazione, Andrea Senatori, che con la Delegazione dell’Unione europea. Nel prossimo numero articoleremo meglio l’idea di progetti che intendiamo sottoporre ai finanziatori su citati , ma anche a voi lettori come contributo per la realizzazioni di obiettivi vitali.
Abbiamo incontrato anche il presidente della Confederazione dei sindacati etiopi (CETU), Kassahun Follo, giovane sindacalista emergente, parte dell’esecutivo di AFRO. La Confederazione raggruppa 9 federazioni di categoria con circa 300.000 aderenti. Follo ha chiesto all’Iscos e alla CISL di realizzare un’azione di formazione per i dirigenti sindacali sul dialogo sociale. Anche di questo racconteremo.
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