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PROGETTO PNUD ARG/04/021 Azioni per la riduzione della povertÀ¡ e il miglioramento delle condizioni di vita di donne e bambini in Argentina, Paraguay e Uruguay - Breve racconto dell'esperienza di Cocim in Argentina

articolo di Alessio Adanti, cooperante Cocim del Progetto cocim@arnet.com.ar

 

Parlare di microcredito in Argentina significa affrontare un discorso innovatore, dato che in questo paese le esperienze di finanza per i poveri sono assai poche, comparandole con i paesi limitrofi, soprattutto quelli della fascia andina, dal Cile all'Ecuador, generando pertanto una situazione difficile per la realizzazione e la crescita della microfinanza. COCIM1, insieme a 5 organizzazioni locali dal 2005 sta portando avanti un progetto di microfinanza in 3 delle più povere province settentrionali del paese, Misiones, Tucuman e, dal 2007, Chaco.


Il microcredito é un potente strumento di lotta alla povertà¡ soprattutto quando, inserito in contesti marginali di fatto impossibilitati a ricorrere al credito formale per mancanza dei requisiti e delle garanzie che questo richiede, viene arricchito dalla formazione e dall'accompagnamento per l'investimento del prestito.

Sebbene l'esperienza creditizia in Argentina, in particolare nelle province dove si svolge il progetto, é limitata, é stato possibile selezionare 5 ong locali in possesso di alcuni antecedenti in programmi di credito. Con queste si é avviato un processo che a distanza di due anni si può cominciare a valutare, nel suo insieme e nei suoi dettagli, positivo ed arricchente per tutti gli attori coinvolti.

I soggetti, infatti, sono tanti: per cominciare chi ha donato i fondi necessari al progetto – Il Governo Italiano - chi li ha gestiti in un consesso multilaterale, il PNUD (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) , chi ha svolto un ruolo importante di assistenza tecnica ed accompagnamento, il COCIM.

Infine gli attori che hanno fatto da anello con i beneficiari del progetto: 5 ONG locali che si sono calate nel ruolo di IAC, Istituzioni Amministratrici del Credito, cui é spettato il compito piú difficile: quello di lavorare con quelle centinaia di persone che hanno ricevuto, investito e restituito i crediti. Queste sono:
1. Cadif Centro Andino Desarrollo Investigación y Formación Provincia di Tucuman
2. Consorcio - Banca Solidaria Provincia di Tucuman
3. Jardín de los Niños – Provincia di Misiones
4. Federación de Familias Kolping – Provincia di Misiones
5. Demos – Provincia del Chaco

Sebbene queste istituzioni presentino ciascuna forti peculiaritá, sono state selezionate da PNUD in collaborazione con COCIM, che ha realizzato il lavoro di campo di raccolta di informazione ed analisi, per le antecedenti esperienze nel microcredito e in programmi di sviluppo locale, per la loro motivazione autentica di utilizzare il microcredito come strumento di sviluppo e per il forte radicamento sociale e territoriale che potevano vantare.

Durante il secondo semestre del 2005 si é proceduto a selezionare, formare e consolidare le equipes locali in una metodologia creditizia semplice che permettesse di potere scattare “fotografie†dettagliate delle unitá economiche da finanziare, favorendo un processo di interiorizzazione della stessa da parte dei promotori di credito e delle organizzazioni.

Questo processo, difficile e stimolante, e’ stato avviato da Enrico Vagnoni, cooperante italiano di COCIM, assistito e coadiuvato da Juan Padilla, consulente argentino che da più di vent'anni stimola, promuove e presta il suo lavoro per lo sviluppo della finanza etica in Argentina. Sono stati mesi intensi, di laboratori di formazione, di incontri e riunioni e di definizione del quadro normativo e legale in cui le ong si sono finalmente cominciati a dare i primi crediti: a Misiones, si cominciava a fare microfinanza sul serio!sarebbero dovute muovere, un quadro che nel 2007 sembra avviato a una maggiore chiarezza grazie all'approvazione della Legge di Microcredito da parte del parlamento nazionale.

Un lungo avvio, durato quasi sei mesi fino a quando, nel mese di ottobre del 2005, si sono cominciati a finanziare i primi crediti a Misiones. Si cominciava cosi a fare finanza sul serio e a beneficiare i destinatari finali dell'iniziativa: le piccole imprenditrici e i piccoli imprenditori! Da quel momento, si e' assistito a uno sbocciare di richieste di prestiti, di composizione di gruppi solidari e di persone interessate a ricevere il credito, e soprattutto interessate a far fruttare questi prestiti e, senza che questa fosse una sorpresa, gran parte di loro sono donne.

Donne sposate, separate e vedove, con a carico un numero medio di 3 figli, che si erano inventate un'attività¡ commerciale da pochi anni, nella la maggior parte dei casi proprio nel corso dei pochi anni trascorsi dalla crisi del 2001.

In molti casi queste donne possedevano un piccolo Kiosko2, o vendevano vestiti in forma precaria, ma non si consideravano imprenditrici, o almeno non totalmente, e per loro ricevere il credito significava una presa di coscienza e anche una validazione della loro realtá e della loro attivitá economica, spesso determinante per il futuro dei figli.

Abbiamo optato per una metodologia di credito che finanziasse attivita´microimprenditoriali, attive da almeno un anno, caratterizzate da un rapporto capitale/lavoro in cui il capitale era quasi inesistente, dove cioé l’attivitá economica in presenza di poche infrastrutture e macchinari si basa essenzialmente sul fattore lavoro, con un’altissima rotazione dell’inventario, bassi livelli di magazzino e bassissima esposizione finanziaria. Sebbene non si escludesse l’ipotesi di finanziare attivitá di maggiore capitalizzazione, sempre che il “fatturato†annuo fosse inferiore a 240.000 pesos (circa 65.000 euro), circa l’ottanta percento dei prestiti ha riguardato le imprese di sussistenza.

Il settore di intervento é principalmente rappresentato da quelle micro imprese, di natura prettamente famigliare e molto spesso a conduzione femminile, che contraddistinguono il tessuto socioeconomico nella maggior parte dei contesti marginali, soprattutto in ambito urbano o urbanizzato. Stiamo parlando di piccolissime unitá economiche, nella stragrande maggioranza non formalizzate e dedite in buona percentuale (circa i 2/3) a attivitá di compravendita, spesso realizzata nella propria casa, o in mercati e fiere rionali e zonali piu o meno stabilizzati. Il destino del credito, (in media di 700 pesos – meno di 200 euro – per iniziare) e’ capitale di lavoro, cioé: merci, materia prima, piccola strumentazione (bilance, utensili, attrezzi).

La mancanza di un flusso di cassa necessario a riporre la merce venduta é molto spesso la causa principale della mancata crescita di queste attivitá, insieme a una difficoltá di accesso a quei mercati fornitori che permetterebbero un maggiore margine di ricavo, per le diffiicoltá di mobilitá tipica del settore sociale in cui si interviene e anche per la impossibilitá di fornirsi dai grossisti non potendo comprare grandi quantitativi. Insomma, avete presente quei negozietti d’angolo, con poco assortimento, in case precarie, con spesso l’intera famiglia che si intravede nel retro?

La maggior parte dei crediti viene gestita con la metodologia del gruppo solidario, dove in assenza di garanzie formali come proprietá, beni mobili e immobili, il meccanismo di garanzia e’ rappresentato dalla partecipazione ad un gruppo e dall’assunzione solidale del debito complessivo. Le IAC hanno anche sviluppato la metodologia dei crediti individuali, normalmente destinati a micro imprese a maggiore intensitá di capitale e tecnologia, che necessitano da un lato di maggior capitale, e dall’altro di periodi di restituzione del prestito piú lunghi di quelli delle piccolissime imprese. In questo caso la metodologia del programma prevede l’avvallo di due garanti, uno con busta paga e un secondo con titolo di proprietá.

L’obiettivo del progetto é soprattutto permettere e consolidare l’accesso al credito di quanti sono esclusi dal mercato finanziario formale; pertanto il credito, qualora fosse pagato nei tempi previsti, puo’ essere rinnovato, normalmente con un ammontare crescente, generando cosi una linea di credito la cui prosecuzione e’ l’obiettivo comune del cliente e dell’istituzione di microfinanza.

Logicamente, la povertá di questi “imprenditori†non é soltanto una questione economica, molto spesso é strettamente legata a situazioni familiari complesse, a una difficoltá di amministrazione dell’impresa e alla confusione dell’economia famigliare (che presenta necessitá non soddisfatte) con quella del negozio. Queste problematiche, unite con una forte dipendenza da quei pochi fornitori che distribuiscono nel quartiere si associano a una debolezza sistemica: questo settore è direttamente dipendente dalla crescita economica nazionale; dal momento che la maggior parte di queste imprese sono in nero, nei momenti di crisi, in cui é piú alta la propensione dell’economia formale a fornirsi presso i locali che possano emettere fattura consentendo un risparmio fiscale, queste imprese non beneficiano dello “sgocciolamentoâ€3 dei settori piú alti.

Questi problemi, insieme ad altri (mancanza di istruzione, perdita progressiva della cultura del lavoro, assenza di adeguate coperture sanitarie, etc.) ben definiscono il concetto di povertá strutturale, un congiunto di cause strettamente connesse tra di loro, che si possono combattere attraverso un approccio sistematico e coerente di sviluppo locale. Per questo, le ong locali che COCIM ha scelto giocano un doppio ruolo: come istituzioni di micro finanza permettono di rimuovere un ostacolo spesso decisivo per la crescita, come ong sociali permettono di accompagnare il credito con attivitá di formazione, di appoggio, con programmi di sviluppo integrale, grazie anche all’articolazione con altre organizzazioni (centri di formazione, universitá, programmi di assistenza tecnica e organismi governativi).

A distanza di quasi due anni dall’inizio del progetto, il bilancio e’ molto positivo, non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo e in termini di costruzione di capitale sociale, inteso come:
“la fiducia, le norme che regolano la convivenza e tutti gli elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale, permettendo alle persone di agire collettivamente grazie a un migliore coordinamento delle azioni individualiâ€4.

Nelle 2 province si sono finanziati un totale di 1.263 persone, di cui il 67 per cento (852) sono donne, delle quali piú della metá sono capofamiglia, intendendosi con questo che anche se sposate o conviventi il loro reddito é il principale sostegno della famiglia.

E li restituiscono i crediti? Beh, abbiamo parlato di bilancio positivo, per cui si, i crediti si restituiscono.

Il capitale prestato é stato restituito e riprestato varie volte, certo c’é chi non ha pagato, ma sono cifre molto piccole sul totale del flusso finanziato: su un totale di 2.760.355 pesos prestati quelli che non sono stati restituiti e che si devono considerare “perduti†sono circa 11.000, lo 0,40 % del totale!

Che le persone “povere†restituiscano i crediti d’altronde é un pó la scoperta dell’acqua calda, peró attesta anche la bontá del lavoro svolto, la scrupolositá nell’applicazione della metodologia e il clima di collaborazione e confronto costruttivo che si é stabilito con le ong locali.
Perché momenti difficili ce ne sono stati, certamente, ma sono stati affrontati e superati grazie a uno spirito di reciproca fiducia e collaborazione che rende il lavorare a sud dell’equatore economico particolarmente gratificante e stimolante.

Le sfide sono state rappresentate, per esempio, dall’adattamento necessario di una metodologia per crediti urbani a contesti rurali, che ha richiesto una certa dose di ingegno e di flessibilitá a tutti gli attori. Il compromesso raggiunto ci rende peró ottimisti: in questo momento sono circa 150 i campesinos che stanno ricevendo credito per la produzione di patate, ortaggi e frutta, la maggior parte di loro é gia al secondo credito, tutti hanno restituito e l’unico gruppo che ha sofferto le avversitá metereologiche e’ stato “coperto†dall’insieme degli altri produttori, attraverso un fondo di garanzia solidale appositamente studiato per casi di emergenza.

Certo che di cammino da fare c’é n’é ancora moltissimo, si calcola che le microimprese in Argentina siano circa 2 milioni e mezzo, il 90 per cento delle quali sono di natura famigliare e impiegano stabilmente una sola persona. In questo momento sono circa 40.000 quelle che ricevono credito!

In questi ultimi mesi, Enrico Vagnoni é stato sostituito prima da Stefania Boccaleoni e poi da Alessio Adanti, cooperanti italiani espatriati, mentre l’equipe conta anche con la preziosa collaborazione di Juan Padilla, Maria Angelica Ortigoza, Magdalena Frigerio e con la saggia guida che i rappresentanti istituzionali delle ong di COCIM hanno saputo regalare durante questi intensi anni.

Viera Schioppetto di ISCOS, Anna Daga del COSPE e Giuseppe Cocco prima e Aldo Magoga poi del Mlal, sono stati quelli che hanno saputo tenere ferma la barra del timone, anche quando il mare si increspava e i venti fischiavano minacciosi. Insomma, un bel progetto, una bella esperienza e una testimonianza di come il microcredito possa davvero essere qualcosa di piú che una alternativa teorica.


1 Consorzio Ong Cospe - Iscos - Mlal-Progetto Mondo. Sono tre Organizzazioni non
Governative Italiane presenti in Argentina e in molti altri paesi di Africa, Asia e America
Latina.
2 Piccole drogherie in cui si compra di tutto, dalle bibite, ai farmaci di primo ausilio, ad alcuni prodotti
alimentari e di pulizia.
3 Ci riferiamo alla teoria dello sgocciolamento che prevede che all’interno di un qualunque sistema economico la crescita, anche se non generalizzata, produce ricadute positive anche sui settori piú precari e marginali.
4 http://www.socialcapitalgateway.org/DispenseCassino.pdf: Corso di Teoria del capitale sociale - Università di Cassino, Dottorato di Ricerca in Economia dello sviluppo locale 12 aprile – 4 maggio 2005 Fabio Sabatini Università di Roma “La Sapienzaâ€

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di Valeria Patruno, Iscos Nazionale (del 14/06/2007 @ 13:37:19, in Asia, linkato 3232 volte)

La proiezione del film China Blue organizzata da Iscos presso la Casa del Cinema a Roma invita ad una riflessione sui “Diritti umani e diritti dei lavoratori nella Cina di oggi, tra competitività e dumping sociale”. Il film-documentario verrà proiettato a pochi giorni dall’anniversario della più grande rivolta per la democrazia dei nostri tempi: la rivolta di piazza Tian An Men.

Sono trascorsi 18 anni dalla rivolta e dalla sua repressione violenta che è costata la vita di circa 3000 persone nella notte tra il 3 ed il 4 giugno del 1989. Anche quest’anno, come ogni anno, decine di migliaia di cinesi - per la maggior parte dissidenti – si sono ritrovati puntualmente per la commemorazione della strage ad Hong Kong dimostrando pacificamente di non aver dimenticato e di continuare a lottare per una Cina democratica.

La Cina si è affermata negli ultimi anni come potenza economico-finanziario sulla scena mondiale e la sua corsa sembra inarrestabile. I dati della crescita economica cinese si commentano da sé. Con una crescita del PIL superiore al 10% la Cina è la sesta potenza economica mondiale ed è al secondo posto fra le nazioni con la più alta percentuale di investimenti stranieri. Ma vi sono anche altri “strabilianti” dati sulla Cina che non riguardano l’ambito economico-finanziario, ma quello dei diritti delle persone e dei lavoratori.

La sicurezza sui luoghi di lavoro, i salari minimi, le ore di lavoro, la libertà di associazione - e la libertà di organizzare sindacati indipendenti – sono tra le questioni più urgenti e problematiche che milioni di lavoratori cinesi soprattutto quelli del settore manifatturiero per l’export devono affrontare. Non ci sono sindacati indipendenti in Cina ed ogni tentativo di costituirne una organizzazione indipendente viene rapidamente represso. Di questi e di altri dati sulle condizioni del lavoratori cinesi nelle sweatshop, nelle fabbriche manifatturiere parla il film-documentario China Blue.

Tuttavia non sono questi i dati più negativi e più drammatici del mondo del lavoro nella Cina di oggi. In una sweatshop i lavoratori sono costretti ad affrontare turni di 16 ore di lavoro per un salario che rasenta la soglia della povertà estrema (dai 30 ai 60 USD mensili) ma pur sempre per un salario. Vivono in alloggi-dormitori condividendo le stanze con 8-12 persone, ma hanno un letto e i servizi. Al tempo stesso vi sono un numero stimato di circa 4 milioni di lavoratori in Cina costretti al lavoro forzato che affrontano 16 ore di lavoro giornaliere per un unico pasto, misero e concesso in base al lavoro prodotto e sono costretti a dormire sulla pietra condividendo la stanza-cella con altre 17 persone…

Di queste violazioni dei diritti della persona e dei lavoratori in Cina ci ha parlato Lu Decheng in visita in Italia per partecipare ad una serie di conferenze organizzate dalla CISL e dalla Laogai Research Foundation – Italia. Lu Decheng è stato arrestato nel maggio del 1989 e trasferito in un Laogai dove ha scontato una pena di circa 10 anni. Fu Mao Zedong nel 1950 a creare i Laogai acronimo derivato da Laodong gaizao dui che significa riforma attraverso il lavoro. I Laogai sono prigioni-impresa ovvero campi di lavoro forzato.

Ad oggi è documentata l’esistenza di più di 1000 Laogai che sfruttano milioni di lavoratori e lavoratrici cinesi. Infatti, accanto alla rieducazione degli oppositori politici, i Laogai consentono di disporre di un enorme forza lavoro a costo zero. I dirigenti cinesi sanno bene che il basso costo della manodopera è l'unica strada per rimanere competitivi nel mercato e conservare o aumentare i margini di profitto. Numerosi prodotti di largo consumo sono frutto del lavoro dei prigionieri e delle prigioniere dei Laogai: giocattoli, scarpe, tè, ecc., che entrano nei mercati internazionali senza alcuna possibilità di essere identificati come prodotti dei Laogai.

Il quadro diviene più drammatico se pensiamo che il lavoro forzato costituisce solo una delle più evidenti violazioni dei diritti della persona in Cina: basti ricordare le decine di migliaia di esecuzioni pubbliche all’anno o gli aborti forzati al 8° o 9° mese di gravidanza. E non solo di gravi violazioni contro i diritti umani è accusata la Cina.

Il nuovo imperialismo economico e militare della Cina in Africa e la grande responsabilità della Cina nell’ambito della tutela dell’ambiente sono temi su cui il Governo di Pechino è chiamato sempre più spesso a rispondere. Molti di questi richiami cadono nel vuoto, ma ci sono ragioni per essere più ottimisti. In particolare l’atteggiamento del popolo cinese ci spinge ad esserlo: dal 2000 ad oggi le rivolte popolari in Cina sono cresciute esponenzialmente sino a toccare la cifra di 87.000 nel 2005! I cittadini cinesi, i lavoratori e le lavoratrici cinesi sono sempre più dissenzienti e sempre più pronti a parlare. Ricordava durante una conferenza un rappresentante della Laogai Foundation Italia che la peggiore sofferenza per le vittime del Laogai è esseri dimenticati.

L’invito allora è: non dimenticare, parlarne.

Valeria Patruno
http://www.laogai.org/news/index.php
http://www.dossiertibet.it/
http://www.asianews.it/
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