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 Bubanza, Burundi...
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Un aiuto, che non coinvolga i popoli rendendoli protagonisti della loro emancipazione, rischia di trasformarsi in assistenzialismo senza sviluppo

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\\ Iscos Cisl Blog : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

di Tiziana Salmistraro, Iscos Nazionale (del 21/02/2008 @ 18:04:41, in Africa, linkato 790 volte)

LIscos e la Regione Abruzzo hanno sviluppato in Burundi un progetto per il rafforzamento del Consiglio Nazionale del Lavoro, organo tripartito, composto dalle parti sociali: governo, imprenditori e sindacati.
Il progetto prevede una formazione sulla comunicazione, le tecniche di negoziazione e la macroeconomia per 48 funzionari, sindacalisti e imprenditori e una parte informatica per 15 tecnici. Questa azione si colloca allinterno di un programma pi ampio per la promozione del dialogo sociale tra le parti sociali.

Il 29 gennaio 2008, alla presenza della Ministra della Funzione Pubblica, del Lavoro e della sicurezza sociale, Clotilde Nigagira, e della delegazione italiana sono state consegnate 5 moto allIspezione generale del Lavoro, tre per la sede centrale di Bujumbura e due per le sedi decentrate di Ngozi e Gitega, inoltre sono stati consegnati 3 computer, uno per ogni partner sociale.

Infatti nel pomeriggio del 29, allinterno del programma co-finanziato dallUnione europea e dallIscos Nazionale, stato realizzata uniniziativa dal titolo Il ruolo della comunicazione nella consultazione e concertazione per lo sviluppo sociale e economico del Burundi a cui hanno partecipato circa 80 persone stata aperta dal saluto del presidente Iscos e dal discorso della Ministra della Funzione Pubblica, del Lavoro e della sicurezza sociale che tra laltro ha evidenziato come lIscos in qualit di attore del dialogo sociale ha un ruolo da giocare nel consolidamento della pace e della sicurezza se si vuole che i settori economici e sociali possano ritrovare e migliorare il loro dinamismo e instaurare una vera pace sociale tra i partner sociali.
Infatti nessuno ignora gli impatti negativi dellassenza di un buon governo sociale sul mercato del lavoro frutto di tredici anni di conflitto ai quali si aggiungono quelli generati per le riforme economiche e i diversi aggiustamenti strutturali avviati dal Burundi per la sua integrazione nella mondializzazione.

Il successo delliniziativa e linteresse ad essa stata espressa dalla stessa Ministra che alla fine del suo intervento non ha lasciato la sala, come normalmente avviene, ma si seduta tra i partecipanti ad ascoltare la relazione e poi a partecipare alla discussione. Un contributo importante al dibattito stato portato anche dal Segretario provinciale della Cisl di Palermo, Giuseppe Lupo. Tra i presenti in sala la Governatrice della provincia di Rutana, il Nunzio Apostolico, il Console Onorario dItalia in Burundi. Il programma della durata di due anni praticamente a met percorso con la realizzazione di circa 300 ore di formazione.
La delegazione italiana il 30 andata a visitare il progetto di sicurezza alimentare a Gigaro, in provincia di Rutana, di cui racconteremo unaltra volta.

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di Marco Giusti (del 21/02/2008 @ 15:19:29, in Africa, linkato 799 volte)

Vi riportiamo parte della testimonianza di Marco Giusti dopo la sua visita al CFM (Caminhos de Ferro Mocambique), con cui è stato realizzato nel 2004 il progetto "Un treno per Maputo".

"I commenti dei lavoratori e della dirigenza d'officina sono a dir poco entusiastici quando ricordano ogni singola fase del progetto, ma ciò che mi ha fatto più piacere è la grande importanza che danno ai corsi di formazione che abbiamo fatto e all'introduzione di nuove tecnologie e processi di lavoro. Ricordo ancora molto bene quanta fatica ci è costato introdurre e far accettare questa ultima parte.
Hanno voluto a tutti i costi mostrarmi che tutt'ora lavorano seguendo i sistemi e le linee lasciate dal progetto e tutti i macchinari che ancora mantengono in buone condizioni. Direi che siamo riusciti a trasmettere l'importanza della manutenzione e della conservazione: cosa, fino a quel tempo, a loro sconosciuta.

Il Direttore del CFM mi ha parlato della necessità che il CFM ha di dar vita ad un nuovo progetto imperniato sugli argomenti che trattammo alcuni mesi prima del termine delle attività: dar vita a corsi di formazione di un livello più specialistico, volti alla trasformazione di automotrici in vetture trainate. Una di queste automotrici, che fecero arrivare in officina poco tempo prima della fine del progetto perchè potessimo vederle e cominciare a studiare gli interventi necessari, si trova ancora lì. Sono passati quattro anni ma sembra ieri, non è stata tolta neanche una vite. In più ne hanno fatte arrivare un'altra decina che sono in sosta fuori dall'officina, in attesa del progetto.

Le famose tre carrozze in legno che abbiamo ricostruito sono state trasportate al museo ferroviario, messe sotto chiave e sono in perfetto stato di conservazione.

Per concludere posso dire in base a tutto ciò che ho visto e sentito durante la mia permanenza al CFM che c'è una grande aspettativa di un nostro ritorno e il riconoscimento della bontà del progetto che abbiamo realizzato in precedenza".

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di Flavia Baccani (del 08/02/2008 @ 15:11:06, in Africa, linkato 697 volte)

Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di intrufolarsi nelle attività di una Ong radicata sul territorio africano e poter prendere parte alle attività di un progetto volto a migliorare l’approvvigionamento idrico di alcune province del Plateau Central del paese. È quello che ho potuto vivere nella mia breve esperienza di stage svolta presso la sede Iscos di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Ouagadougou appare come una città solo dopo che l’occhio si è abituato a tutte le sue stranezze, ai polli, alle bici, alla polvere che si alza come nebbia, alle capre e maiali randagi, alle strade di terra larghe e rosse, alla massa invadente di motorini, alle insegne disegnate dei negozi, negozi cioè baracche, il più delle volte spoglie e impolverate, alle cucine per strada, con i fuochi e due pentolone a terra, al riso, alle madri con i bambini, legati sulla schiena da un semplice panno colorato, che ti chiedi come facciano a non cadere.

Al di fuori della città la brousse, ovvero la savana con i suoi villaggi sperduti. Così ho avuto modo di vedere anche il giallo della savana burkinabè, il rosso delle piste, il celeste luminoso di un cielo sempre sgombro, le chiazze color verde dei cedri e dei manghi enormi, i baobab bastian contrari, spogli quando gli altri alberi fioriscono e provvidenzialmente frondosi quando non c’è altra pianta in grado di fare ombra.
Qui è possibile scorgere l’orizzonte in qualsiasi direzione si volge lo sguardo. In questo niente, tinto di giallo, le case color terra si mimetizzano perfettamente: solo guardando con attenzione si scorgono questi cubi di mattone, bassi e inospitali, che invece si rivelano essere rifugio per i numerosi componenti delle famiglie locali; ovviamente le casette sono talmente piccole che la vita della gente deve per forza svolgersi all’aperto, così il fuoco per cucinare viene acceso davanti casa e l’acqua raccolta dal pozzo, mai sufficiente per tutti, viene centellinata per lavare, cucinare, accudire, bere e innaffiare.

Iscos lavora da tempo in progetti di sviluppo rurale in Burkina Faso con competenze specifiche in gestione dell’acqua, formazione e appoggio alle organizzazioni locali. Per questo è partner nel progetto “Autogestione dell’acqua potabile e risanamento in ambiente rurale in 4 province del Burkina Faso”, finanziato dall’Unione Europea e promosso dalla Ong torinese CISV, con il supporto del partner locale Asso.Pa (Association Le paysannat), un’emanazione della società civile che raggruppa 18 organizzazioni comunitarie locali di base.

Il progetto, della durata di tre anni (Luglio 2006 - Giugno 2009), interviene attivamente sul territorio con l’obiettivo di migliorare l’approvvigionamento e la buona gestione dell'acqua potabile presso le 4 province coinvolte, ovvero Sanguié, Passoré, Kourwéogo e Boulkiemdé.

Bisogna portare ad un buon funzionamento le opere idrauliche disseminate sul territorio, in particolare le pompe che, azionate a mano o a pedali, agevolano la faticosa raccolta dell’acqua alle donne e bambine dei villaggi. Sono loro infatti, già così indaffarate dalle mille mansioni richieste dalla società tradizionale burkinabè, a dover assolvere questo importante compito di economia domestica, senza il quale le quotidiane attività di sussistenza non potrebbero andare avanti.
Il problema da affrontare riguarda in primo luogo la distanza tra i punti d’acqua potabile e le abitazioni in cui recapitare l’acqua: le donne devono percorrere numerosi chilometri al giorno per l’approvvigionamento idrico. In secondo luogo, nel caso una pompa già esistente si danneggi, questa non viene riparata per mancanza di fondi e piuttosto che ripararla, le donne preferiscono raccogliere acqua non potabile da fonti di fortuna (bacini temporanei o pozzi tradizionali), con conseguenze devastanti sulla salute dei familiari destinatari dell’acqua, primi tra tutti i bambini.
Per ovviare a queste difficoltà è necessario che siano presenti un maggior numero di punti d’acqua potabile funzionanti sul territorio e che vengano migliorate le capacità di mantenimento delle strutture già esistenti.
Il progetto si propone in primo luogo, quindi, interventi tecnici di riparazione e riabilitazione di pompe guaste; in secondo luogo propone interventi di formazione per supportare le comunità affinché queste mobilitino il capitale necessario e le competenze adeguate per un tempestivo e opportuno mantenimento della struttura idraulica.

Se gli interventi di tipo tecnico puntano sulla qualità dei materiali di costruzione e sulle alte competenze degli ingegneri idraulici presenti nell’equipe di progetto, gli interventi formativi cercano di suggerire alla gente piccole soluzioni di convivenza e condivisione di una struttura idraulica che deve servire a migliorare la vita di tutti. In ciascun villaggio viene costituita un’Associazione degli Utenti dell’Acqua, che rappresenti e tuteli le esigenze di tutti gli abitanti. Attraverso questa nuova entità giuridica, la popolazione potrà prendere decisioni in merito alla conservazione della struttura idraulica, potrà raccogliere contributi per finanziare le spese impreviste, potrà convocare esperti riparatori che valutino l’intervento più appropriato per un continuativo funzionamento della pompa. La popolazione è chiamata dunque a partecipare attivamente ai processi decisionali relativi alla gestione dell’acqua e la conservazione delle strutture presenti sul territorio.

Così, nelle numerose attività a cui ho avuto modo di partecipare, nonostante gli inevitabili ostacoli incontrati, ho avuto la sensazione che ci fosse una forte volontà di cambiamento da parte di tutti, locali ed espatriati, per contribuire al reale conseguimento dei risultati auspicati. Lo scambio di esperienze che è avvenuto tra i soggetti coinvolti ha creato una dimensione collaborativa che mi ha molto sorpresa ed entusiasmata, in cui tutti i partecipanti hanno apportato il loro contributo, gli uni incuriositi dai nuovi e più emancipati modi di fare e di pensare provenienti dal lontano mondo nassarà, l’Occidente, gli altri attratti dalla disarmante semplicità burkinabé con cui a volte è possibile trovare anche la più complicata delle soluzioni.

Il risultato è un cammino ancora lungo e articolato, ma se percorso collettivamente risulterà per tutti decisamente meno faticoso.

Flavia Baccani

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di Igor felice - Cooperante in Mozambico (del 01/02/2008 @ 11:56:11, in Africa, linkato 798 volte)

Le acque dei fiumi stanno continuando a salire e cosi' il numero delle persone sfollate (gia' circa 150.000), che si trovano nel bacino dello Zambeze e nei suoi affluenti. Per i prossimi giorni sono previste ancora piogge nei paesi limitrofi che andranno ad ingrossare il lago di Cahora Bassa dove abbiamo le nostre attivita'. Manuel, il collega di Iscos che si trova in loco, e' appena tornato da una missione di monitoraggio con gli amministratori locali e mi ha comunicato che le acque del lago hanno inondato i campi coltivati privando la gente del raccolto e delle sementi per il prossimo anno. La situazione nell'area dove lavoriamo non e' tra le piu' drammatiche ma la qualita' di vita delle persone si sta, se possibile, ulteriormente degradando.

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