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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Cara Monica*,
Io sono a 1284 chilometri da Mumbai, a Pondicherry o Puducherry, ed il rischio maggiore qui è annoiarsi in una città un pò poco indiana e insolitamente pulita e tranquilla, per quanto automobilisti, motociclisti e gli autorikshaw drivers cerchino di far rumore guidando con una mano e con l'altra suonando il clacson.
Abbiamo perso un pò della nostra calma nell'ultima settimana ma non a causa del terrorismo, che ha attaccato Mumbai arrivando prima al mondo che qui nel sud dell'India. Pondicherry e il Tamil Nadu sono stati spazzati da un ciclone di nome Nisha – che sembra passato - per 5 giorni, il peggiore degli ultimi 15 anni.
Io mi sono bagnato un po', ma la mia palazzina in cemento armato non ha avuto danni, o al massimo un paio di infiltrazioni, come invece li hanno avuti i poveracci che vivono in case molto meno resistenti o quelli che la casa non ce l'hanno proprio. Pare che in tutto il Tamil Nadu e Pondicherry circa 800.000 mila persone siano state variamente colpite e 100.000 sono sfollate; i morti sono circa 60, inoltre ci sono danni al raccolto, alle strade e migliaia di alberi sradicati.
Martedì (25 Novembre) notte appena dopo cena - avevo invitato un paio di amici e cucinato un ottimo risotto ai funghi abbinato all'ultima bottiglia di chianti che avevo, evidentemente ispirato dalle condizioni vagamente autunnali con cielo grigio e piovoso già da un paio di giorni - era iniziato un black-out.
Mentre leggevo al lume di candela un libro sul terrorismo in India, che avevo comprato a Chennai dopo essere inconsapevolmente scampato a 5 esplosioni di matrice estremista islamica del 13 settembre a Delhi (sentito nulla?) che avevano ucciso 30 di persone nelle zone commerciali della citta dove avevo gironzolato per tutto il giorno, c'è stato l'attacco dei terroristi, probabilmente islamici e pakistani a una stazione, un ristorante, un centro ebraico e due prestigiosi Hotel, il Trident Oberoi e il Taj Mahal, a Mumbai.
Soprattutto il Taj è un simbolo per l'India, oltre che una catena di Hotel di lusso in tutta l'Asia. Quello di Mumbai e' primo Taj, costruito all'inizio del XX secolo, ancora in pieno dominio britannico.
La famiglia di Ratan Tata - attualmente uno degli uomini più ricchi del mondo e che da solo rappresenta circa il 3% del PIL indiano, con attività che spaziano dall'industria pesante (auto, partner di FIAT, acciaio) alle telecomunicazioni, all'alimentare al tessile al...aggiungi a piacere chè tanto non sbagli di molto – erano ricchi proprietari terrieri e commercianti di cotone. Un giorno il suo bisnonno, a Bombay (come si chiamava allora Mumbai) in viaggio d'affari, fu rifiutato da un albergo di lusso riservato ai bianchi, agli inglesi, ai padroni. Pare che, umiliato e arrabbiato, decise di fondare il suo albergo di lusso aperto a tutti (i ricchi) e lo chiamò Taj Mahal Hotel.
Il Taj è non solo un hotel ma anche un simbolo del riscatto e dell'orgoglio nazionale. Il simbolo di un paese che si sta imponendo al mondo come potenza da chiamare ai tavoli più importanti dove i padroni di una volta si possono guardare dritti negli occhi.
Mi sono addormentato presto.
La corrente non era tornata ancora il Mercoledì, e non era tornata per tutto il giorno, per cui mi sono invitato a casa di Paolo e Maddalena per cena, che invece avevano elettricità e connessione internet!
La mattina mi sono svegliato vedendo sul telefonino un messaggio di mio fratello che chiedeva di dare un segnale perché in India c'era stato un attacco terroristico. Ho letto il giornale e chiesto in giro, senza troppo successo. Dalle mie parti Nisha era la notizia del giorno. I suoi danni, i miei appuntamenti annullati, la velocità del vento, dove si trovava l'epicentro in quel momento e quanto velocemente si muovesse, il livello del canale che passa difronte a casa mia, la conta dei danni e quanto ancora sarebbe durato.
Ero a cena, dicevo, e avevo portato il computer con me per ricaricarlo insieme al telefono. Ho dato un'occhiata alla posta e alle notizie. Ho scoperto solo allora quello che era successo. Da qui potevo avere le stesse informazioni di qualsiasi altra persona al mondo con una tv, una connessione internet e la corrente.
Abbiamo mangiato una buona pasta e discusso un pò degli attacchi e delle inondazioni in giro per la città. Verso le 10 la pioggia ha ricominciato a cadere forte, allagando le strade in pochi minuti senza che ce ne accorgessimo. Ho deciso di rimanere per la notte, poi ho cambiato idea, comunque dovevo spostare la macchina in un posto un po' più “asciutto”.
Paolo mi ha accompagnato alla porta da basso. Fuori dell'ingresso coperto c'era una famigliola con bimba di 1 anno, incluso il cane, in attesa. Il cancello era chiuso, accostato ma non inchiavardato, e di proposito, tuttavia non erano entrati fino ad allora. Solo quando ho scostato il cancello lo hanno fatto, in silenzio, e hanno steso le loro stuoie e altre due cose con naturalezza e senza guardarci. La signora con saree rosso ha preso il lembo inferiore e l'ha strizzato con calma. La bimbetta con indosso solo una maglietta piangeva ma non troppo.
Sono uscito, salito sulla jeep, una Tata Sumo, infastidito dall'aver dovuto mettere i piedi a mollo per guadare il metro che mi separava dallo sportello, ho deciso poi di tornare a casa, ma, arrivato a poca distanza dalla meta, avevo troppa acqua intorno e sono tornato indietro. Ho chiamato Paolo per avvertirlo, ho parcheggiato a pochi metri e ho ri-guadato la strada per circa 20 metri.
Per entrare ho dovuto scavalcare un uomo che già dormiva completamente infagottato in un lenzuolo a fiori. Paolo ha offerto alla famigliola un chai (il te' con latte e tanto zucchero che bevono qui) e un po' di biscotti. La signora, seduta con le spalle al muro scuoteva la testa nel modo tipico per dire sì dei Tamil, senza probabilmente capire cosa le stesse dicendo.
Paolo ha preparato il tè mentre io mi asciugavo. Prima di andare a dormire nella camera degli ospiti gli ho dato la buona notte: mi diceva che non era la stessa famiglia che s'era riparata lì nelle due notti precedenti e che normalmente vive in strada; che i nostri ospiti probabilmente non avevano mangiato nulla e che aveva dato anche un omogeneizzato per la bimba, ma non era sicuro che avessero compreso fosse per lei.
Mi sono reso conto che le decine di persone che dormono e vivono davanti all'ospedale pubblico, a pochi metri dalla mia camera per la notte, a terra, sui marciapiedi o dove capita, con e senza tettoia, con il contorno di negozietti e topi, non c'erano quella sera. Sparite senza traccia. E sparite erano anche le decine di persone che vivono o meglio si fermano a dormire sul canale che taglia la città da sud a nord.
Fuori pioveva ancora rumorosamente, io guardavo un film dal mio computer. Mi sono addormentato dopo poche scene.
Giovedì mattina (27 Novembre) sono uscito verso le 8. C'erano solo le stuoie nel garage, lasciate ad asciugare. Pioveva ancora, ma le strade non erano più allagate. Le foglie, i detriti, alcuni muretti crollati testimoniavano che qualcosa era accaduto di insolito. Uscito sulla strada ho notato che il popolo dell'ospedale era ricomparso, i negozietti aperti. Sul mare, dove le onde ancora spazzavano potenti il Promedane, il vento forte del giorno prima si era placato. C'era il sole che colorava l'aria umida. Avevo l'elettricità. Finalmente. Verso le 9 sono arrivate due mie ospiti singaporesi dall'interno del Tamil Nadu, dopo una notte passata in macchina, un'Ambassador sopravvissuta agli anni 50, bloccate da un fiume improvviso in strada a non più di 30 km da qui.
Ho telefonato a Joe che abita in Nagapattinam, circa 150 km a sud di Pondicherry, nella zona che qualche anno fa è stata famosa per un pò perché spazzata via dallo tsunami. Joe è il presidente di una ONG indiana con la quale collaboro. Mi ha detto che da due giorni riceveva e doveva mandar via un fiume di persone che chiedevano cibo.
Circa 7.000 famiglie di 16 villaggi intorno alla città di Velankanni erano rimaste senza cibo semplicemente perché da 3 giorni non potevano uscire a pescare, non potevano andare al mercato, non potevano andare sui campi allagati. E la pioggia si era portata via quel poco di riso che avevano in casa, spesso insieme alla casa.
Mentre parlavamo mi veniva in mente quello che mi disse una volta: “Quando sono arrivato qui, dopo lo tsunami, c'era un disastro. Dopo qualche mese di lavoro mi sono reso conto che il disastro e' la condizione normale per questa gente. Bastano 3 giorni di pioggia forte o un monsone un pò più intenso del solito e questa gente si trova senza nulla, perdendo quel poco che ha, non ha dove andare, non ha da mangiare”.
Il marketing turistico ha coniato per l'india lo slogan “Incredible India!”
L'orgoglio nazionale e i media, le persone e i libri di storia non fanno che ricordare come l'India sia la democrazia più grande del Mondo.
Un proverbio dice: “Qualsiasi cosa tu dica di vero dell'India è vero anche il contrario”, a testimoniare le profonde contraddizioni che l'India vive ogni giorno di più.
Ieri pensavo che l'India è talmente grande che può permettersi due tragedie negli stessi giorni. Soltanto una arriva dalla nostre parti. La seconda ritorna spesso, ma passa sotto silenzio.
Due mesi fa circa il Bihar è stato inondato dal monsone. A stento lo ricordo io, tu non l'avrai sentito neppure. Dei disordini in Orissa ti sarà magari arrivata l'eco perché il papa si preoccupava delle violenze contro i cristiani.
Per gli attentati di Mumbai si è dimesso il ministro dell'Interno, la gente protesta e qualcuno chiede una bella guerra risolutiva contro il Pakistan. Stamattina la prima pagina del The Hindu riportava della tensione montante verso il nemico di sempre. Sfogliano appena un po' ho trovato la foto di un ministro del governo locale che posava durante la distribuzione di riso agli sfollati. L'articolo illustrava i provvedimenti urgenti e quantificava i danni: 1 virgola 5 crore rupees (cioè 15 milioni di rupie) secondo le unità di misura locali.
È così che va. Dimenticavo; l'omogeneizzato era di mucca, l'unico che aveva in casa Paolo. Chissà se l'hanno capito. Chissà se hanno potuto distinguere il sapore della mucca. Chissà se l'avrebbero mangiato lo stesso sapendolo.
Davide
PS. nessuno ha minacciato guerra contro il Pakistan nè ministri si sono dimessi per le alluvioni.
*Monica è una mia amica di origine peruviana che si è appena laureata facendosi un discreto mazzo, studiando e lavorando, e con tutte le difficoltà che il non essere cittadina italiana comporta.
Tutti gli anni, nel mese di ottobre la CASC, sindacato dominicano partner di ISCOS in un progetto cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e rivolto al miglioramento delle condizioni di vita dei giovani più poveri del Paese, organizza la cena della Fratellanza, ricordando l’anniversario della sua fondazione avvenuta nel lontano 1962 quando il paese ricominciava il suo cammino democratico dopo l’assassinio del dittatore Trujillo.
In questi 46 anni la CASC si e’ consolidata come primo sindacato del paese, raggiungendo un numero importante di iscritti e soprattutto una notevole rappresentanza in alcuni settori chiave dell’economica nazionale.
La Repubblica Dominicana e’ un paese che sta attraversando una transizione da un’economia prevalentemente primaria (agricoltura e allevamento) a un’economia di servizi, orientata alla produzione e commercializzazione soprattutto nel settore del turismo.
La transizione, forzatamente accelerata dallo sviluppo vorticoso del settore turistico, ha comportato un riposizionamento delle componenti istituzionali e politche del paese, ma ha colto impreparato vasti settori della popolazione generando una forte dipendenza dalla congiuntura internazionale.
La Repubblica Dominicana, nonostate registri da anni uno dei maggiori tassi di crescita del PIL della regione, affronta ancora grandi problemi nel sistema sanitario, educativo e nel comparto energetico e dell’approvigionamento idrico per consumo umano.
Nel mese di settembre si e’ consolidata la crisi finanziaria statunitense, dando le prime avvisaglie di ripercussioni in particolare sui sistemi finanziari dei paesi industrializzati e gettando ombre inquietanti sugli scenari macroeconomici di vari paesi della regione.
Sebbene il governo abbia piu’ volte tentato di smorzare i timori diffusi sulle conseguenze nel paese, e` ormai chiaro che l’alto grado di dipendenza e integrazione bancario- finanaziaria dell’economia dominicana da quella statunitense, sommato alla forte presenza di lavoratori migranti nei territori dello Zio Sam, e alla quasi totale dipendenza dal turismo nordamericano e europeo lasci presagire un abbassamento, nei prossimi mesi, del tenore di vita di vasti settori della popolazione.
In questo contesto ha avuto luogo la celebrazione del quaranteseiesimo anniversario dalla fondazione della CASC. L`argomento trattato e` stato lo Sviluppo Sostenibile e ha contato della presenza eccezionale del Presidente della Repubblica, Dr. Leonel Fernandez Reyna, recentemente rieletto per il terzo mandato e il secondo consecutivo alla guida del governo del paese.
Fernandez ha pronunciato una conferenza dal titolo “Lo sviluppo sostenibile”, dopo avere salutato l’anniversario della CASC riconoscendone il ruolo chiave nella tutela e nel progresso dei lavoratori dominicani, auspicando una sempre maggiore sindacalizzazione del lavoro e ricordando il ruolo importante svolto dalla CASC nel difficile percorso di transizione democratica che il paese ha intrapreso negli ultimi cinquanta anni.
Il discorso ha preso avvio dal contesto internazionale, con un’accenno alla crisi finanziaria, energetica e ecologica che il pianeta sta attraversando, dando una lettura interessante della parola crisi che probabilmente trae origine dalla scrittura cinese, nella quale il termine crisi si compone di due ideogrammi che significano pericolo e opportunita`.
Partendo da questo spunto, il presidente ha inteso descrivere l`attuale momento come un frangente che pur presentando pericoli e minacce, puó e deve rappresentare un`opportunitá, ineluttabilmente vincolata peró alle scelte dell`amministrazione e della classe dirigente che devono saper essere un viatico verso la definizione di un diverso e piú sostenibile modello di sviluppo.
Muovendo da questa premessa é stato conseguente affermare che il concetto di resposabilitá é destinato a diventare la bussola dei governi e delle imprese, orientando eticamente l`azione della classe dirigente la cui meta deve essere la riduzione della poverta` e il raggiungimento di uno svilippo realmente sostenibile.
Le proposte del Presidente si sono pertanto incentrate su due principali campi di intervento: la produzione e la distribuzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare solare e l’energia eolica, comunicando il completamento di due centrali) e l’educazione, dove ha annunciato un accordo con alcune universita’ americane per lanciare nel paese una “rivoluzione culturale” che portera’ alla riforma della modalitá di insegnamento a partire dalle scuole elementari.
Il concetto portante sara` la stimolazione della capacitá critica degli alunni; cambiando radicalmente un sistema scolastico, attualmente orientato nella quasi totalita`al nozionismo, al fine di contribuire al progresso economico e sociale del paese.
Rivendicando il ruolo di INFOTEP, Istituto di Formazione Tecnica e Professionale, il Presidente ha insistito sul concetto di capitale umano, parlando di formazione permanente del lavoratore dominicano come strada maestra per competere sul mercato globale, rifiutando pertanto un modello di accesso al mercato basato esclusivamente sulla bassa remunerazione della forza lavoro e pertantouna competitivitá al ribasso.
Va ricordato, comunque, che il paese ha visto in questi anni la progressiva sparizione delle zone franche, prevalentemente operanti nel tessile, in virtú delle sempre maggiori quote di mercato conquistate dalla produzione cinese, e che l’unica fonte di investimento estero sembra essere il turismo, che attrae grandi investitori in maggioranza europei e nordamericani incentivati dal basso regime fiscale e impositivo, cosi’ come dal costo relativamente ridotto della forza lavoro e delle materie prime.
In sintesi il discorso del Dr Fernandez in larga parte condivisibile annuncia o comunica grandi cambiamenti, in settori endemicamente fragili del tessuto socioeconomico del paese, (energia, istruzione e formazione, mercato del lavoro). La speranza di chi ha a cuore uno sviluppo che sia generalizzato e che comporti una inclusione sociale e economica reale, e’ che questi annunci vengano tradotti e concretizzati celermente e con efficacia, dato che i passi citati andrebbero nella direzione di agire su alcuni dei punti deboli che hanno impedito al paese, nonostante la continua e sostenuta crescita del PIL, di progredire nel campo delle liberta’ sociali e civili, cioe’ laddove, secondo la definizione di Amarthya Sen, si misura la crescita dello sviluppo umano.
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