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 Commercio equo e solidale, Mozambico...
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Un aiuto, che non coinvolga i popoli rendendoli protagonisti della loro emancipazione, rischia di trasformarsi in assistenzialismo senza sviluppo

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\\ Iscos Cisl Blog : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

di Equipe ISCOS in Argentina  (del 25/06/2009 @ 10:21:57, in America Latina, linkato 968 volte)

Il primo trimestre dellanno stato molto proficuo per il Progetto. A gennaio stato stampato e distribuito il materiale di promozione precedentemente elaborato. In particolare sono stati distribuiti i depliant pubblicitari corrispondenti ai due principali circuiti territoriali. Il circuito del Rio Uruguay e della Ruta Costera, e il circuito del Paran, corrispondente ai municipi situati lungo la Ruta 12. Sono stati distribuiti, inoltre: calendari, cataloghi illustrati delle aziende, che sono stati prestati ai punti di informazione turistica dei vari municipi, sono stati consegnati nuovi contenitori per gli imprenditori che elaborano prodotti di cosmetica naturale.

Sono state effettuate visite di benchmarking con lo scopo di comparare i prezzi di mercato per unit di prodotto. In particolare si approfondito lo studio sui prezzi dei bungalows, applicati dai concorrenti diretti nei municipi target. Come conseguenza di questa analisi sono stati modificati i prezzi che non risultavano compatibili con il mercato locale.

E stato aggiornato il rilevamento dei clienti che hanno visitato le aziende delle Rete durante il 2008 e si elaborato ed stato condiviso con i promotori un bilancio generale dellanno. Tale bilancio risultato estremamente soddisfacente, soprattutto per gli agricampeggi. I risultati dellanalisi facilitano la previsione della stagionalit delle aziende, permettendo una pianificazione pi precisa del secondo anno di attivit. A febbraio, come atto di chiusura del primo anno stato realizzato un Seminario di due giorni per il quale sono stati convocati tutti gli imprenditori della Rete, con i rispettivi promotori e personalit rilevanti della zona. Il Seminario, dal titolo La Qualit delle Aziende ha avuto un buon esito, sia dal punto di vista della partecipazione attiva, che della qualit dei corsi realizzati.

I diversi gruppi di produttori hanno avuto uno spazio per presentare i propri prodotti e promuovere i servizi turistici; il momento di condivisione dei diversi corsi sono stati occasione di interessanti dibattito e di fissazione dei concetti fondamentali su cui verte il progetto in questa fase.

Il 26 di febbraio c stata la chiusura del I anno di attivit ed il secondo anno di progetto stato inaugurato nellazienda Esperanza nel municipio de El Soberbio, con una riunione plenaria di pianificazione operativa dello staff tcnico. La riunione, con un alto indice di partecipazione si basata sullelaborazione congiunta della pianificazione annuale. Sono stati apportati nuovi elementi di lavoro in comune, e sono stati definiti gli obiettivi dei prossimi due anni che ci aspettano.

Si iniziato a lavorare, inoltre, sul pacchetto del turismo educativo, con un nuovo approccio pi prossimo al concetto di fattoria didattica, che esclusivamente di gita scolastica. Sono state selezionate, per questo pacchetto, 18 potenziali aziende, con particolare vocazione a incorporare, tra le proprie attivit, la realizzazione di moduli didattici attinenti alle attivit dellazienda agraria.

gi stata rilevata la potenziale offerta didattica delle aziende selezionate e si sta procedendo a lanciare la proposta a scuole della zona e agenzie.

Si presentata allo staff tcnico la proposta di un microprogetto che consentirebbe a alcune imprese di specializzarsi a futuro come centri di benessere o di esttica (SPA rurali). Sono state selezionate 25 aziende tra quelle che hanno speciale vocazione per la cosmetica, produzione diettica, medicina naturale, massaggi, ecc. Attualmente in corso un rilevamento della necessit sia formativa che di accessori. Sono stati selezionati e priorizzati i beneficiari che riceveranno cartelli e kit di pronto soccorso e altri piccoli accessori funzionali al miglioramento dellattenzione al turista, a m di sussidio da parte del Progetto.

Allaumentare le attivit si altres arricchito lo staff tcnico, con larrivo di Soledad Farach per lArea Marketing, e di Nancy Zapaya per lArea Formazione, entrambe sono gi state integrate nelle proprie funzioni. Si stanno inoltre svolgendo colloqui per selezionare un nuovo addetto contabile da affiancare alle funzioni dellattuale Amministratore Locale, soprattutto per potenziare la gestione del Fondo Rotatorio.

Secondo la strategia di ampliamento della base del Progetto, stata definita linclusione dei tre nuovi territori. Si tratta dei municipi di Ruiz de Montoya/Capiov, il municipio di Andrecito e quello di Campo Viera. A questo scopo sono stati altres designati tre nuovi tecnici, corrispondenti alle aree in questione, i quali cominceranno le proprie attivit nel mese di maggio.

Sono state elaborate nuove proposte di pacchetti, presentate alle agenzie Mbaret di L.Alem ed Ecologic travel di Posadas. Sono stati inoltre preparati e presentati due pacchetti, uno per campi di lavoro, con base nellEFA di Dos de Mayo, rivolto a giovani volontari italiani e un pacchetto di turismo responsabile da offrire sul mercato italiano grazie ai canali di ISCOS e COSPE.

Tra la fine di marzo e linizio di aprile si svolta la missione del Consulente italiano Sandro Calzavara, docente dellUniversit C Foscari di Venezia (Italia), esperto di rifunzionalizzazione delle aree depresse.

Nel corso delle due settimane in cui lesperto ha girato le aree del progetto, sono state effettuate visite di terreno e incontri istituzionali di alta rilevanza. In particolare si approfittato per stringere legami con lUniversit di Misiones (UNAM).

Si sono svolte, inoltre, riunioni con attori chiave del territorio ed stata realizzata una Tavola Rotonda nella Sala del Consiglio del Comune di San Vicente, con i sindaci e i funzionari municipali dellarea di incidenza del Progetto. La Tavola Rotonda si basata sulle peculiarit dellagriturismo italiano e la possibilit di applicare le buone pratiche del modello italiano alla proiezione dello sviluppo del settore a livello locale.

Grazie alla missione del Dott. Alessandro Calzavara sono stati realizzati di estrema importanza per il Progetto, tra cui i lineamenti per un Piano Strategico per lo sviluppo turistico della Provincia di Misiones e un Piano Operativo di Marketing da implementare attraverso il Progetto.

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Quando si parla di aiuti allo sviluppo ogni tanto qualcuno propone una bella frase ad effetto, ovvero che questi sovente non sono altro che il trasferimento di risorse dai poveri dei paesi ricchi ai ricchi dei paesi poveri. Con questa frase viene sottolineato come troppo spesso la cooperazione allo sviluppo sia servita ad arricchire autocrati e dittatorelli a giro per il mondo.

La frase è vera ma nasconde varie insidie,la prima è data dalla generalizzazione: gli aiuti allo sviluppo sono una galassia caratterizzata da attori di ogni tipo e dal modus operandi e obiettivi a volte antitetici: difficile mettere sotto lo stesso cappello l'operato di missionari di varie fedi o di organizzazioni di volontariato laico con l'operato di governi attenti all'impatto geopolitico dell'intervento d'aiuto, così come paragonare l'impegno di piccole organizzazioni non governative con quello delle grandi strutture del sistema delle nazioni unite.

La seconda insidia è che può servire da alibi per autoassolverci rispetto al modo con cui in questi ultimi anni è stato affrontato in Italia dal governo il tema degli aiuti allo sviluppo, un modo che ha visto gli aiuti decrescere rispetto agli impegni presi in sede internazionale (ci sarebbe anche da discutere sulla qualità di alcuni interventi rubricati quale aiuti ma il ragionamento ci porterebbe lontano).

La terza insidia è che questa frase può racchiude un sottointeso velenoso, ovvero quello che sottolinea quanto siano buoni ed a volte ingenui i bianchi, che mantengono i cattivi dei paesi in via di sviluppo pensando di aiutare i poveri digraziati.

Infine l'insidia dell'ommissione: i fili di gran parte dei processi che hanno portato alla verità evidenziata dalla frase vengono assai spesso tirati dai ricchi del mondo ricco, dove hanno sede le banche che ospitano i conti correnti dei vari dittatori, dove (almeno in Italia) i ricchi non contribuiscono adeguatamente alla fiscalità dello stato che finanzia una parte significativa degli aiuti, ed infine dove vengono effettuate le valutazioni geopolitiche che portano a privilegiare certe partnership su altre. Tanto per restare a casa nostra la legge 49 del 1987 che disciplina la cooperazione la definisce, al suo articolo 1 "Parte integrante della politica estera dell'Italia".

Detto questo tuttavia non è possibile nascondere l'inefficacia, almeno nel caso dell'Africa, della cooperazione allo sviluppo. In sostanza il continente africano dopo decenni e miliardi di dollari di aiuto ha visto diminuire in modo consistente il suo peso nel contesto mondiale.

Scrive Loretta Napoleoni (http://lanapoleoni.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2258766) "Gli aiuti all’Africa non hanno funzionato, su questo tutti concordano. In Asia, invece, dove questi aiuti non sono mai arrivati in quantita’ analoghe abbiamo oggi un tenore di vita molto piu’ alto che 50 anni fa’."

L'articolo citato della Napoleoni prende le mosse dal contenuto di un libro uscito recentemente e che ha suscitato molte discussioni nella comunità umanitaria, sopratutto in quella impegnata in Africa. Il libro "Dead Aid - Why Aid Is Not Working and How There Is a Better Way for Africa" di Dambisa Moyo, ha attirato immediatamente le attenzioni degli operatori non solo per le tesi sostenute ma anche per la biografia dell'autrice, una economista africana con studi nelle migliori università inglesi ed americane ed una esperienza di 8 anni di lavoro alla Goldman Sachs.

L'analisi della Moyo che ci presenta la Napoleoni non è nuova, e parte dal fallimento degli aiuti allo sviluppo dell'occidente, di questo tema avevano già parlato negli anni fra gli altri Graham Hancock con il suo "Lords of poverty" e William Easterly in "the white man burden", e tuttavia interessante la tesi della Moyo che guarda in modo positivo all'esempio cinese ed all'approccio cinese al continente africano http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/18/dambisa-moyo-denuncia-gli-aiuti-salvano-dittatori.html.

Interessante perchè è un tema al centro del dibattito politico africano in quanto i cinesi con la loro proposta di partnership economiche e non di aiuti hanno toccato le corde di molti leader africani.

Non vi è dubbio quindi che la attenzione che la Moyo dedica al tema delle relazioni sino-africane sia ben motivata, e tuttavia ci sono a mio avviso dei punti deboli nel ragionamento che presenta la soluzione come investimenti su una filiera basata su piccola impresa, microcredito, e sviluppo delle imprenditorie locali, sviluppo oggi reso impossibile ad esempio dalle burocrazie africane. Una filiera che assieme alle partnership economiche, come quelle che si stanno sviluppando con le imprese cinesi sarebbe destinata a eliminare definitivamente gli autocrati con conti in Svizzera.

Un primo punto debole è dato dalla fiducia a mio avviso eccessiva nel fatto che buone pratiche economiche generino naturalmente buone pratiche politiche...E' sicuramente vero che un paese con una distribuzione più equa del benessere è più stabile di un paese con grandi ineguaglianze, e pertanto la diffusione del benessere genera stabilità, e tuttavia se il processo parte da partnership economiche non è detto che questo genererà un ricambio della classe dirigente, anzi, chi investe dall'estero tende a privilegiare la sopravvivenza politica dei suoi partner politici nel paese.

E' infatti vero che gli imprenditori sono tendenzialmente filogovernativi e quindi lo saranno a maggior ragione in presenza di governi autoritari o dove le opposizioni hanno scarse garanzie. E' evidente quindi che sarà la forma attuale della società politica a definire le modalità degli investimenti e anche delle politiche connesse. Non è un caso ad esempio che gli investimenti petroliferi cinesi in Sudan siano accompagnati anche da un sostegno al governo sudanese attuale nel consiglio di sicurezza dell'ONU.

Quanto alla filiera...Viene giustamente rilevato che quando per aprire una attività in Africa occorrono 2 anni ed in molte parti dell'occidente pochi giorni, non vi è dubbio che vi siano dei svantaggi competitivi consistenti. Tuttavia la povertà è una trappola da cui non si esce in assenza anche di un sistema politico e finanziario che favorisca l'avvio di attività, e questo è per l'appunto quello che una parte, quella migliore degli aiuti internazionali hanno provato a fare.

Rimane poi l'ultimo aspetto. Siamo sicuri che la politica di aiuti sia fallita perchè concettualmente sbagliata e non perchè semplicemente fatta male ed incoerentemente.

Per essere chiari: difficile pensare ad uno sviluppo della zootecnia africana quando un etto di burro prodotto in Europa può essere venduto sui mercati africani ad un prezzo più basso di quello locale grazie ai sussidi agli agricoltori europei, tanto per parlare di coerenza (non so se sia ancora così ma ricordo anni fa che in un paese con una zootecnia d'eccellenza come il Sudafrica il burro più economico veniva dall'Irlanda).

Quanto alla qualità: e' indubbio che al donatore ed al governante apparire nelle foto delle inaugurazioni di un megaimpianto o di un ospedale fa molto più effetto che tagliare il nastro all'inaugurazione di un mulino rurale o organizzare la formazione di medici per posti di salute, ma quale intervento ha un maggior impatto, anche sulla coscienza delle comunità rurali come portatrici di diritti, primo passo per l'emancipazione anche politica?

Perchè alla fine è questo il tema, e su questo sono certo concordano anche i seguaci delle teorie più neoliberiste: la società si emancipa da dittatori ed autocrati solo se ha una coscienza dei suoi diritti civili ed economici, e questo in Africa deve ancora avvenire pienamente sia nelle baraccopoli delle grandi città che nelle comunità rurali più remote. Non credo che proposte come quella shock della Moyo di congelare gli aiuti per 5 anni sia utile a sviluppare questa coscienza, serve invece orientare assai meglio gli aiuti, passare dagli interventi più o meno caritatevoli, di una carità spesso interessata, ad interventi tesi a costuire e rafforzare le soggettività.

Per concludere: fintanto che per un governante africano sarà più importante l'opinione del suo finanziatore (o partner in affari) che quella del suo elettore, rimangono aperte le possibilità di sprechi, malversazioni o irrilevanza dell'investimento ai fine della lotta alla povertà.

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