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Un aiuto, che non coinvolga i popoli rendendoli protagonisti della loro emancipazione, rischia di trasformarsi in assistenzialismo senza sviluppo

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\\ Iscos Cisl Blog : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

di Valeria Patruno, Iscos Nazionale (del 25/02/2010 @ 19:57:37, in Asia, linkato 639 volte)

La Repubblica Popolare Cinese è una grande potenza mondiale di cui si parla molto, ma che si conosce poco. Oltre una indiscussa crescita economica, la Cina odierna vive tensioni sociali molto forti e degrado. I fenomeni discriminatori di ogni tipo sono particolarmente gravi. Stando ad una recente indagine dell'Università di Pechino, l'85,5% delle persone intervistate ritiene che nel paese sussistano seri problemi di discriminazione sul lavoro. Una delle più gravi è quella verso i portatori di epatite B: in Cina ci sono quasi cento milioni di portatori del virus e da alcuni anni la discriminazione nei loro confronti si sta aggravando. Non trovano impiego ed ai loro figli è negata l’iscrizione negli asili. La lista delle persone discriminate in Cina è molto lunga: malati di AIDS, disabili, diabetici, depressi, daltonici, obesi, persone diversamente abili, lavoratori migranti, minoranze etniche e religiose, anziani.

Vi sono discriminazioni che quotidianamente colpiscono la vita di centinaia di milioni di persone in Cina. Sono discriminazioni che non causano morti, ma causano sofferenze immense per un gran numero di persone. E’ il caso della discriminazione contro i portatori di Epatite B. Nella Repubblica Popolare vi sono circa 120 milioni di portatori di Epatite B che subiscono gravi discriminazioni in particolare nel lavoro.

La grande maggioranza di portatori di Epatite B in Cina sono infettati alla nascita, mentre altri lo sono stati a causa del riuso di aghi non sterilizzati durante le vaccinazioni di massa, negli anni ’70-’90, contro la tubercolosi, il tetano, l’encefalite. Non sono discriminati solo adulti in cerca di lavoro: lo sono anche molti giovani nelle scuole e costretti ad utilizzare servizi separati.

Per le case farmaceutiche le cure contro l’Epatite B sono una fonte inesauribile di guadagno. Vengono diffuse campagne pubblicitarie che volutamente esagerano i rischi dell’infezione ed i rischi della malattia. L’eco dei media, inoltre, non fa che fomentare l’isteria degli imprenditori e datori di lavoro che faticano a comprendere che la diffusione dell’infezione può avvenire solo attraverso fluidi corporali.

Una recente inchiesta portata a termine da un’organizzazione cinese molto attiva nella difesa dei diritti dei portatori di Epatite B in Cina, Yirenping1, mostra come soprattutto le aziende multinazionali (cinesi e straniere) discriminano i portatori di Epatite B in cerca di lavoro. I dati sono significativi: l’84% delle aziende multinazionali richiede di effettuare obbligatoriamente l’analisi del sangue a tutti coloro che fanno domanda di impiego. In base all’art. 30 della Legge sulla promozione dell’occupazione e dell’art. 19 dei Regolamenti sui servizi all’occupazione e gestione dell’occupazione, in vigore dal 1 gennaio 2008, nessun datore di lavoro al momento dell’assunzione deve rifiutare di assumere un portatore di malattie infettive, prima di aver accertato l’effettiva possibilità di contagio dell’infezione sul luogo di lavoro. Ma le aziende non sembrano essere molto preoccupate del dettato legislativo. Il 44% delle aziende multinazionali rifiuta a priori di esaminare domande di lavoro di portatori di Epatite B. Molti asili (pubblici) rifiutano di accettare figli di portatori di Epatite B. La nuova Legge sulla promozione dell’occupazione contiene specifici riferimenti contro qualsiasi discriminazione nel lavoro, ma un reportage apparso sul quotidiano Ming Pao di Hong Kong denuncia l’azienda Li Man Feng Yuan di Shenzhen per aver costretto cinque donne in gravidanza a licenziarsi.

Non sono solo i portatori di epatite B e le donne a subire discriminazioni nel luogo di lavoro. Abusi e discriminazioni sono realtà quotidiana anche per 130 milioni di contadini cinesi che dalle aree rurali sono migrati verso i distretti industriali delle grandi aree urbane in cerca di lavoro negli ultimi anni. Stime recenti calcolano che il numero supera i 200 milioni se si calcolano i migranti che lavorano nelle zone limitrofe alle grandi città. E’ grazie a questa migrazione - interna - di dimensioni inaudite che sono state costruite le moderne città cinesi, i fasti della Cina dei Giochi Olimpici. I cantieri aperti nei grandi centri urbani come Shenzhen e Shangai continuano ad aumentare: nuovi grattacieli, nuove gigantesche strade in immense città anonime, simulacro della modernità.

In queste città-simbolo continuano ad aprire (e chiudere) nuove aziende o impianti produttivi decentrati. Cantieri e grandi aziende sono la meta finale del lungo viaggio che porta i contadini cinesi ad abbandonare i loro villaggi in cerca di guadagni migliori di quelli che può garantire la coltivazione della terra, ma non privi di “costi sociali”, in particolare per coloro che migrano portando con sé con i propri figli. In base ad una ricerca effettuata dal China Labour Bulletin2, il 50% degli studenti migranti in Guangdong giocano solo con altri figli di migranti. La discriminazione non è legata solo all’ambito scolastico. I bambini migranti sono fortemente discriminati anche dal sistema di registrazione delle persone fisiche: l’hukou. E’ un sistema di registrazione che vede attribuire ad ogni singolo individuo nato in Cina, l’appartenenza ad una specifica località: quella di nascita. Il sistema consente di regolare l’accesso alle risorse ed in particolare al welfare (educazione e sanità). Il sistema dell’hukou istituzionalizza la pratica di trattamenti differenti per i cittadini cinesi a seconda del loro luogo di nascita e dello status dei loro genitori. I cittadini delle zone rurali sono di fatto cittadini di seconda classe.

Non sorprende, pertanto, che i contadini migranti siano protagonisti della maggior parte delle proteste e delle rivendicazioni pubbliche in Cina. Negli ultimi anni le proteste sono cresciute esponenzialmente. Si calcola che nel 60% delle azioni di protesta siano coinvolti in prima linea lavoratori migranti. Protestano pubblicamente contro le violazioni dei loro diritti quali il mancato pagamento dei compensi/salari, l’assenza di copertura previdenziale, il mancato pagamento delle liquidazioni, orari di lavoro inumani, discriminazioni di ogni sorta.

Sotto i ponti di Shenzhen nel tardo pomeriggio o a prima mattina si vedono crocchi di lavoratori migranti senza tetto bere del tè prima di affrontare una giornata di lavoro o di ricerca di lavoro. Dal grande boom degli anni ’80-‘90 della zona economica speciale di Shenzhen non si era mai visto nulla di simile. E’ il segno della crisi, quella economico-finanziaria che ha colpito anche il nuovo centro del capitalismo mondiale, ma anche di una crisi sociale di cui non si parla. La Cina è un grande paese ancora sconosciuto.

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di Iscos Marche (del 25/02/2010 @ 19:04:02, in Africa, linkato 486 volte)

Con questo progetto si intende concorrere a migliorare le condizioni di vita e la sicurezza alimentare delle popolazioni che vivono nei Distretti meridionali della Regione Nord del Mar Rosso attraverso il consolidamento e l’ampliamento di iniziative e di attività sviluppate nell’ambito di precedenti interventi, portati a termine con buoni risultati.Una componente importante di questa Azione sarà inoltre quella di enfatizzare il ruolo delle associazioni dei produttori. In particolare gli obiettivi specifici saranno:

a) Incrementare la produzione e l’accesso al cibo e migliorarne il processo di commercializzazione, attraverso l’estensione della superficie agricola coltivabile, la modernizzazione delle tecniche e tecnologie di produzione, l’approntamento di servizi per l’agricoltura e la pesca, il potenziamento dei processi di lavorazione e conservazione del pesce, il conferimento della produzione ai mercati;

b) Elevare le cognizioni tecniche dei produttori agricoli e dei pescatori, medianti brevi corsi di formazione;

c) Promuovere e sostenere la costituzione e/o il consolidamento di associazioni/cooperative di produttori agricoli e di pescatori.

Attività

Per l'agricoltura:

- Infrastruttura di “spate irrigation” sul torrente Abae

- Costruzione a Buya di un capannone attrezzato come sede dell’Associazione di produttori, stoccaggio della produzione, rimessa e manutenzione dei mezzi e degli attrezzi

- Fornitura di mezzi ed attrezzi agricoli meccanici (trattore, aratri, erpice, carro) e distribuzione di input agricoli (sementi selezionate, fertilizzanti, attrezzi manuali, etc.)

- Creazione di un punto di accesso alla fornitura di input agricoli

- Messa in produzione di circa 200 ettari di terreno recuperato da area desertica

 

Per la pesca:

- Costruzione ad Irafayle di un capannone attrezzato per la raccolta, lo stoccaggio, ed il conferimento ai mercati della produzione ittica del Golfo di Zula

- Fornitura di una macchina per la produzione di ghiaccio al centro ittico di Inghel

- Fornitura di un automezzo attrezzato per il trasporto via terra del pesce fresco

- Fornitura di reti e di inputs ittici alle Cooperative di pescatori di Irafayle e di Inghel

- Marketing ed eventi per promuovere il consumo e la commercializzazione del pesce

 

Per la formazione dei produttori:

- Ampliamento a specie ittiche di media taglia del processo di essiccazione del pesce

- Introduzione della tecnica di salagione del pesce azzurro presso il nuovo Centro di servizi ittici di Irafayle

- Formazione tecnica di 100 agro-pastori e di 60 pescatori mediante quattro corsi di formazione di una settimana ciascuno

 

Per la Creazione e il consolidamento di associazioni / cooperative di produttori

- Stage e tirocini per trattoristi, motoristi/elettricisti, addetti alla manutenzione dei mezzi e degli impianti

- Dieci seminari sul ruolo delle forze sociali nello sviluppo locale e sulle cooperative di produttori

- Sostegno alla costituzione di una associazione /cooperativa di produttori attivi nel settore agricolo e consolidamento delle Cooperative di pescatori ad Irafayile (Golfo di Zula) ed Inghel (Penisola di Bure)

- Formazione dello staff tecnico delle associazioni di produttori

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In contesti come quello mozambicano e di una grande città come Maputo (la capitale del Paese) ci si scontra con realtà contrastanti, dove la distinzione tra ricco e povero è spesso molto più evidente che nelle zone rurali. La situazione di estrema povertà in cui vive il paese si traduce sia nella mancanza per i minori di accesso alla scuola, sia in una situazione di instabilità dei meccanismi di coesione familiare; il tutto è aggravato da un elevato tasso di HIV/AIDS. Conseguenza maggiore di queste situazioni è la marginalizzazione dei minori che si devono confrontare con una società che molte volte risulta incapace di reagire e di trovare soluzioni per reintegrarli e garantirgli un futuro, ad esempio cercando di inserirli nel mondo del lavoro.

ISCOS sta collaborando con la Cooperativa Sociale Tsembeka e con Meninos de Mocambique (Bambini del Mozambico), due associazioni che nel 2008 hanno attuato un programma sperimentale di un anno con i minori nelle zone di attività del progetto. Sono state promosse forme di sostegno ai minori che avevano avuto problemi con la giustizia, come bambini di strada o bambini dal comportamento "difficile", per aver commesso dei reati.

Il programma ha dato modo di individuare come una possibile strategia vincente la formazione professionale. Con poche e semplici domande si è cercato di individuare ciò che i ragazzi sognavano di fare o avrebbero voluto fare da "grandi". Tra i lavori più quotati ci sono la meccanica auto, la lavorazione della latta, taglio e cucito, cucina, fabbro, calzolaio ed elettricista. Una volta chiarito cosa avessero voluto fare sono stati individuati dei luoghi dove unire formazione pratica ad una educazione nel vero senso della parola (es. disciplina, orario e rispetto per se stessi e per gli altri).

Grazie ai fondi che ISCOS ha ricevuto in donazione dalla Federazione Nazionale dei Pensionati (Comitato della Puglia), oltre a dare continuità a queste attività di formazione, si sono potuti offrire strumenti post-formazione. Tra le grandi opportunità permesse da questi fondi c'è la possibilità di dare continuità alle attività di apprendistato: l'inserimento quindi dei ragazzi in imprese come stagisti, offrendo oltre al pasto ed al trasporto, un piccolo sussidio come previsto dalla legge locale .

Ad oggi il progetto ha coinvolto un totale di 28 tra ragazzi e ragazze il cui sbocco professionale va dalla meccanica alla cucina, dalla sartoria ai lavori elettrici. Lo scorso ottobre sono cominciati nuovi corsi di cucina e per elettricisti a cui hanno partecipato rispettivamente tre ragazze e tre ragazzi.

Per due delle ragazze verrà acquistato un kit per l'avvio di una piccola attività, mentre la terza è stata scelta per rimanere nella scuola di cucina come dipendente. I tre ragazzi del corso di elettricista hanno avuto la possibilità di operare come tecnici delle luci e del suono in un festival internazionale di danza contemporanea che si è svolto a Maputo. La settimana scorsa hanno cominciato uno stage formale presso la Logaritmo Produzioni e la Iodine Produzioni, per un periodo di 6 mesi, come tecnici suono e luci. Le due imprese, specializzate in promozione ed organizzazione di eventi culturali, hanno assunto i ragazzi per lavorare nel Festival annuale di Marrabenta (musica tradizionale mozambicana). Due dei ragazzi che hanno frequentato il corso come meccanici auto hanno cominciato ad agosto uno stage presso l'impresa SORA Lda, che produce parti di motori. Il Direttore Amministrativo sta valutando la possibilità di assumerli a tempo indeterminato. Due dei ragazzi che avevano frequentato il corso in saldatura e torno fresa hanno ottenuto uno stage presso un'impresa mozambicana.

I fondi ricevuti ci hanno consentito di accompagnare i ragazzi in un percorso che è lungo e complesso: quello di lasciare la strada per un mondo completamente nuovo, dove vigono regole severe di disciplina, orari e persone da rispettare.

Un cambiamento non facile per ragazzi che passavano tutto il loro tempo in strada o nella discarica, improvvisando piccoli furti o aggressioni. Ad oggi molti di loro sono tornati alle proprie famiglie e sono soddisfatti del lavoro che stanno svolgendo e delle cose che stanno imparando. Hanno cominciato a crearsi un futuro che giorno dopo giorno diventa sempre più concreto.

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di Alessio Adanti (del 08/02/2010 @ 18:52:18, in Emergenza Terremoto ad Haiti, linkato 367 volte)

Santo Domingo, 28 gennaio 2010

Nell’ufficio di Gabriel del Rio si respira la storia. Le foto alle pareti ricordano la storia del movimento sindacale latino americano e la nascita della CASC, Confederación Autonoma Sindical Clasista, che il 5 febbraio festeggia 48 anni di attività.

Le grandi persone lo sono anche nelle piccole cose, e Gabriel entrando nel suo ufficio, dopo essersi rapidamente dedicato alle mille sollecitazioni dei suoi compagni, ci chiede scusa per il ritardo, ansioso di discutere del suo recente viaggio ad Haiti, nella capitale devastata dal terremoto del 12 gennaio scorso. Sabato 16 e domenica 17 le organizzazioni di categoria e provinciali della CASC hanno partecipato a diversi “Telethon” di solidarietà nella varie zone della Repubblica Dominicana.

Durante la giornata di martedì 19 gennaio 4 camion, procurati dalla FENATRADO, il sindacato dei camionisti della CASC, hanno viaggiato in convoglio verso Port au Prince, accompagnati da una commissione composta da Gabriel del Rio, Blas Peralta, segretario di Fenatrado, e altri membri del comitato esecutivo della CASC.

La missione ha potuto visitare sia la sede della CTH a Port au Prince, che il centro di formazione del sindacato, INAFOS, nella vicina Petion Ville, quantificandone danni e coordinando azioni di solidarietà future. Nei giorni successivi la CASC, insieme alle altre due centrali sindacali dominicane affiliate alla CSA, la CNTD e la CNUS, ha organizzato il trasporto di un team di medici, paramedici e volontari che porteranno l loro aiuto in 5 ospedali da campo attivi in distinti punti della città.

ISCOS: Gabriel, la CASC ha prodotto uno sforzo notevole per aiutare la popolazione haitiana colpita dal gravissimo sisma del 12 gennaio, come ha trovato la situazione a Haiti?

Gabriel del Rio: Terribile. Purtroppo la gente si assembra nelle strade e nei pochi punti dove si distribuiscono gli aiuti. Nel solo padiglione di fronte all’aeroporto, dove si concentrano i maggiori sforzi internazionali, ci sono migliaia di persone in attesa trepidante e spesso gli aiuti non riescono ad arrivare a tutti; soprattutto in alcuni quartieri la situazione è molto precaria.

ISCOS: Che tipo di problemi avete incontrato nel viaggio verso la capitale Haitiana? La CTH riesce in questi difficili momenti a svolgere un accompagnamento logistico e organizzativo?

Gabriel del Rio: Il viaggio da Santo Domingo è stato tranquillo, fatti salvi i controlli e le precarie condizioni delle strade che nelle vicinanze di Port au Prince diventano problematiche; voglio segnalare che fin dalla frontiera la nostra delegazione è stata accompagnata dal segretario generale della CTH Lulù Cherie, che ha facilitato notevolmente le procedure di controllo a cui siamo stati sottoposti

ISCOS: In che condizioni versano le strutture del sindacato, sia la sede centrale di Port au Prince, che il centro di formazione INAFOS di Petion Ville? Hanno sofferto danni strutturali?

GdR: La sede della CTH è rimasta in piedi, le colonne sembrano aver retto, e così le travi. Al momento non è agibile, siamo in attesa di un’ispezione dei tecnici. In questo momento le notizie si rincorrono, anche quelle su uno spostamento della capitale. Diventa difficile avere certezze, ma la sensazione è che la struttura potrebbe non resistere a ulteriori sollecitazioni, a meno di profonde opere di ristrutturazione. INAFOS invece per fortuna è rimasta quasi intatta, al momento offre riparo a circa 200 tra dirigenti e famigliari della CTH, i quali stanno affrontando con grande dignità queste ore difficili cercando anche di portare sollievo e aiuti ai quattro angoli della città. Lo stesso Lulù, insieme alla famiglia sta in questi giorni vivendo a Petion Ville, nel centro INAFOS CTH, che, va segnalato, è privilegiato in quanto gode di approvvigionamento idrico, anche se privo di energia elettrica, dal momento che la rete elettrica ha subito danni rilevanti, per cui stiamo cercando di comprare un generatore.

ISCOS: Alla luce della situazione che ha potuto vedere, delle informazioni dei giorni successivi e delle conversazioni quotidiane con Lulù Cherie e con i dirigenti della CTH, crede che il sindacato Haitiano, già provato da anni di crisi economica, sociale e politica, abbia la forza per essere un importante attore della ricostruzione e secondo lei quali sono le cose che le organizzazioni regionali dei sindacati possono e devono fare per favorire un rafforzamento della CTH?

GdR: le rispondo anche come presidente del CTC, Consiglio dei lavoratori dei Caraibi, un’organizzazione che da sempre ha cercato, anche su mandato della CSA e delle organizzazioni confederali mondiali di aiutare lo sviluppo e il rafforzamento della CTH, anche alla luce dell’oggettiva difficoltà in cui versa la società civile haitiana nel suo complesso. I dirigenti della CTH stanno mostrando in queste ore una forza d’animo e un coraggio che ha dell’incredibile, la comunità sindacale internazionale deve appoggiare questo sforzo, coordinando gli aiuti e convogliandoli sulle priorità del lavoro, dei lavoratori e del rispetto dei loro diritti. La ricostruzione e la cooperazione internazionale possono rappresentare per la CTH una grande opportunità per rivestire nuovamente il ruolo, in sostanza esclusivo, di rappresentanza dei lavoratori haitiani e per sviluppare una maggiore consapevolezza anche in termini di reti regionali e internazionali, sul lavoro e sul lavoro migrante in particolare.

ISCOS: A questo proposito, vari analisti rilevano da un lato il possibile aumento della pressione migratoria in Repubblica Dominicana e dall’altro un possibile inasprimento delle condizioni dei lavoratori migranti già presenti nel paese, lei a questo proposito che opinione ha?

GdR: Per quanto riguarda l’elemento dei lavoratori haitiani nel paese, fino al momento il governo sta dimostrando sensibilità e lungimiranza, permettendo il rientro ad Haiti e il successivo ritorno in Repubblica Dominicana anche a quei lavoratori che non sono in possesso del permesso di soggiorno secondo le attuali norme del Ministero dell’Immigrazione.

Personalmente sono moderatamente ottimista riguardo alla pressione migratoria nel prossimo futuro, perché considero che la ricostruzione debba avvenire in tempi brevi, garantendo opportunità di lavoro che, paradossalmente, prima del terremoto erano impensabili, sia nell’edilizia, sia nella produzione agricola, sia nei servizi. Certo, se la ricostruzione dovesse avere tempi lunghi è prevedibile che la pressione alla frontiera sarà molto forte, la fame non aspetta. E neanche la ricerca di una vita sicura e dignitosa.

ISCOS: Un’ultima domanda, che tipo di intervento sollecita a ISCOS in quanto ong sindacale presente da ormai 2 anni e mezzo nel paese?

GdR: Guardi, innanzitutto ringraziamo ISCOS per la vicinanza e per la collaborazione che ha avuto con la CASC fin dall’inizio del progetto MAE. Il rapporto tra la CASC e la CISL è ormai decennale, passando anche per le relazioni esistenti tra la FAI e il nostro sindacato agricolo, la FEDELAC. Per il futuro la invito a continuare sulla strada intrapresa, che si incentra su progetti per il rafforzamento del sindacato, per la formazione di giovani e donne in particolare, per la difesa dei diritti dei lavoratori, anche dei migranti, e per lo sviluppo rurale incentrato sulla sostenibilità ambientale e sulla generazione di posti di lavoro e occupazione nel rispetto della salute dei produttori e dei consumatori. Credo che questi punti, insieme alla promozione e difesa del lavoro dignitoso possano costituire l'asse d’intervento di ISCOS sia in Repubblica Dominicana sia ad Haiti.

 

Gabriel del Rio (a sinistra) con Alessio Adanti all'inaugurazione del centro di formazione sindacale della Casc realizzato grazie al progetto Iscos Cisl finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano

 
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