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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
...di date dalla Cina
Solo dal 1984 in Cina si stampano le carte d’identità.
Solo dal 2002 i privati cittadini cinesi possono richiedere un passaporto
Sino al 2003 i migranti interni cinesi hanno un permesso di residenza temporanea (per lavorare nelle città) che poteva essere ritirato dalle autorità in qualsiasi momento. I migranti che risultavano sprovvisti di tale permesso vengono imprigionati
Nel 2011 in Cina qualsiasi persona può essere rinchiusa in un ospedale psichiatrico su semplice segnalazione di qualsiasi altra persona.
20 febbraio 2011
Nella centrale Wang Fu Jing di Pechino la polizia cinese disperde una manifestazione per la democrazia, ispirata dalle rivolte nei paesi arabi. "L'agenzia stampa di Stato Xinhua riferisce che gli agenti hanno disperso centinaia di persone che si erano riunite a Pechino e Shanghai. Vi sarebbero stati anche degli arresti". Squilla il telefono, un’amica è dispersa.
C’è il sindacato alla Fuji Xerox, quello ufficiale cinese. Struttura e quadri sono illustrati in grandi pannelli nell’area ricreativa dello stabilimento. Liu dice che il 99% dei lavoratori a Shenzhen pensa che il sindacato ufficiale sia inutile. Ripenso a quello che ha raccontato Huang ieri mattina. Huang si è rivolto ad un avvocato che si occupa di cause di lavoro per sottoporre un caso di diverso salario per uguale lavoro. Purtroppo anche per avvocati capaci e competenti è molto complesso far valere le ragioni di Huang. In Cina infatti ci sono molti problemi legati al contratto di somministrazione di manodopera. Benché la legislazione a partire dal 2007 prevede l’obbligo del contratto scritto, spesso i contratti sono stipulati da agenzie e i salari pagati dalle stesse agenzie. Per Huang è difficile dimostrare la diretta responsabilità dell’azienda sulla violazione del diritto fondamentale di uguaglianza di retribuzione. Quella di Huang potrebbe costituire un tipico caso di vertenza collettiva, ma in Cina Huang è lasciato solo. La vertenzialità è considerata un fastidio dalla maggioranza dei lavoratori, non un’opportunità, non un diritto. Lo dimostra anche il caso di Qin. Qin è una lavoratrice migrante. Lavora per una prestigiosa multinazionale a Shenzhen. Fa la volontaria per un’organizzazione che si occupa di diritti dei lavoratori. Attraverso alcuni corsi di formazione Qin ha acquisito importati nozioni sui diritti dei lavoratori e vorrebbe farli conoscere ai suoi colleghi. Ma pochissimi sono disposti ad ascoltarla. Non si fidano di lei.
Un piccolo aereo della China Southern atterra a Shenzhen: la città simbolo della fabbrica del mondo e delle riforme operate da Deng Xiaoping che hanno traghettato la Cina nell’era capitalista. Nel marzo del 1979 fu fondata la Zona economica speciale di Shenzhen. Nel 1979 l’allora villaggio di Shenzhen contava 300.000 abitanti. Oggi vivono nella città circa 15 milioni di persone: circa 13 milioni sono migranti che dalle zone rurali si sono spostati in città. Di questi, 10 milioni sono lavoratrici e lavoratori nelle aziende della zona economica speciale. Attualmente l’età media della popolazione a Shenzhen è 29 anni. La grande maggioranza di lavoratori migranti è infatti costituita da giovanissimi nati negli anni ’90. Incrocio decine di questi giovanissimi sguardi durante una visita ad uno degli stabilimenti della Fuji Xerox a Shenzhen. La Fuji è davvero un’azienda modello: non avrebbero permesso a “stranieri” di visitarla se non lo fosse. Nello stabilimento che visito lavorano 2500 persone su turni di 8 ore giornaliere intervallate. L’azienda offre loro la possibilità di alloggiare nei dormitori dell’azienda. Sono puliti, in ogni stanza ci sono 8 letti a castello. I bagni esterni sono comuni. Wendy (nome di fantasia), vuol mostrarmi la sua stanza. Mi invita ad entrare. Io rimango fuori la porta, ma vedo chiaramente coperte colorate, tazze e secchi di plastica di colori sfarzosi, pettini, abiti sui letti come potrei vederli nella stanza di qualsiasi adolescente. Questi adolescenti hanno un lavoro in un’azienda seria, che li paga puntualmente e dignitosamente per gli standard locali (il salario minimo legale a Shenzhen è di 1100 yuan al mese, mentre il salario degli operai della Fuji è compreso tra i 1800 ed i 2500 yuan) . L’azienda mette a loro disposizione spazi ricreativi, campi sportivi. Questi adolescenti hanno molto rispetto ad altri loro coetanei, ma non hanno la libertà di far visita ai loro genitori quando desiderano, di trascorrere un weekend con i loro amici, di continuare gli studi.
Mentre il signor Li dorme sereno, certo che lo Stato lo proteggerà, nasce un nuovo giorno a Zhengzhou .
La città di Zhengzhou è un grande centro commerciale nel paese definito “fabbrica del mondo” dove si inizia a lavorare presto al mattino: vedo centinaia di braccia imballare, spostare, caricare, ed esporre merci di ogni tipo. E’ il crocevia del commercio cinese. Attraversando la zona del mercato dell’abbigliamento ho la sensazione che tutti i jeans prodotti al mondo siano venduti o acquistati a Zhengzhou. E’ anche l’ora della colazione e decine di ambulanti per strada sono intenti a cucinare e attirare l’attenzione dei passanti sulle loro bancarelle sporche e fumose. Poco più tardi incontro Zhang, un attivista per i diritti dei lavoratori. Ha lo sguardo stanco e triste. Zhang era un operaio in un’azienda che produce materiali abrasivi. Nel 2007 dopo circa tre anni e mezzo di lavoro Zhang scopre di essere malato di silicosi. Inizia la sua battaglia per dimostrare che la sua è una malattia professionale ma, ricevendo continui dinieghi, Zhang decide di farsi aprire il torace e, attraverso i media, denunciare la sua verità. Decide di ricorrere a un gesto estremo per sopperire alle carenze della legislazione cinese in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in base alla quale è difficile persino stabilire chi ha competenza a diagnosticare malattie professionali.
Sul China Daily di oggi è riportata la notizia di 124 minatori della provincia del Gansu, ammalati di silicosi, che chiedono l’intervento del Governo locale per ottenere giustizia. Ma il capo dell’ufficio del lavoro di Subei (nella medesima provincia) risponde che il Governo locale non può costringere i proprietari delle miniere a pagare gli indennizzi poiché la maggior parte dei minatori non è in grado di esibire il contratto di lavoro. E’ tempo di risvegliare la “conoscenza” dei lavoratori cinesi.
Più tardi lo stesso giorno...
L’avvocato “scalzo” Song (nome di fantasia) di Zhengzhou racconta un’esemplare caso di giustizia. A Zhengzhou, oltre lo smercio mondiale dei jeans, si producono buona parte degli autobus che circolano in Cina: bus cittadini, di linea, di ogni tipo. Li produce una grandissima azienda: la Yutong. Nel luglio del 2010 alcuni aspiranti lavoratori della Yutong si sono rivolti a Song poiché l’azienda assumeva solo dopo aver sottoposto i candidati al test per l’epatite B nella clinica all’interno dell’azienda. Questa pratica è illegale, inoltre, la legislazione sul lavoro promulgata dal maggio 2007 abolisce il test preventivo all’assunzione. Song interpella l’ufficio di sanità locale. Non ricevendo alcuna risposta intenta causa e la vince. Ma la clinica della Yutong è chiamata a pagare una multa di soli 200 euro. La causa si conclude nel gennaio 2011: trascorsi sei mesi gli aspiranti lavoratori hanno dovuto cercare un altro lavoro. Si ricomincia.
La festa delle lanterne accompagna l’incontro con un giovane amico, profondo conoscitore della Cina, benché conoscere davvero questo enorme e poliedrico paese sia molto difficile. Lui ha viaggiato molto negli ultimi due mesi, passando dalla metropoli industriale di Shenzhen alle aree rurali dello Hunan cercando di incontrare lavoratori e lavoratrici che si spostano nella grande città in cerca di un lavoro migliore, ovvero più redditizio, di quello agricolo. Quello che racconta del suo viaggio è incredibilmente interessante. I lavoratori e le lavoratrici giovani e meno giovani, che migrano dalla campagna verso la città, malgrado abbiano in molte occasioni bisogno di aiuto ed assistenza non sono disposti a fidarsi facilmente... se non dello Stato che si occupa di loro. Ecco come. Se il signor Wang Li, originario del villaggio di Dongshan Tou ha un problema nell’azienda dove lavora come operaio non ci pensa due volte a chiedere aiuto all’ufficio del lavoro, allo Stato appunto, ignaro del fatto che lo Stato lo aiuterà a modo suo. Il signor Li dopo numerose telefonate senza risposta al sopradetto ufficio, riuscirà finalmente a dialogare con un funzionario che gli chiederà cortesemente di recarsi presso la sede dell’ufficio. Il signor Li avrà l’opportunità di esporre il suo problema in azienda che l’alacre funzionario contatterà immediatamente dopo aver sentito il signor Li, chiedendo ai manager “quest’oggi si è recato presso il nostro ufficio il signor Wang Li ,nato a Dongshan Tou, vostro operaio, esponendoci questo problema riscontrato sul posto di lavoro: il signor Li dice il vero?”...
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