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Un aiuto, che non coinvolga i popoli rendendoli protagonisti della loro emancipazione, rischia di trasformarsi in assistenzialismo senza sviluppo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

di Flavia Baccani (del 08/02/2008 @ 15:11:06, in Africa, linkato 696 volte)

Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di intrufolarsi nelle attività di una Ong radicata sul territorio africano e poter prendere parte alle attività di un progetto volto a migliorare l’approvvigionamento idrico di alcune province del Plateau Central del paese. È quello che ho potuto vivere nella mia breve esperienza di stage svolta presso la sede Iscos di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Ouagadougou appare come una città solo dopo che l’occhio si è abituato a tutte le sue stranezze, ai polli, alle bici, alla polvere che si alza come nebbia, alle capre e maiali randagi, alle strade di terra larghe e rosse, alla massa invadente di motorini, alle insegne disegnate dei negozi, negozi cioè baracche, il più delle volte spoglie e impolverate, alle cucine per strada, con i fuochi e due pentolone a terra, al riso, alle madri con i bambini, legati sulla schiena da un semplice panno colorato, che ti chiedi come facciano a non cadere.

Al di fuori della città la brousse, ovvero la savana con i suoi villaggi sperduti. Così ho avuto modo di vedere anche il giallo della savana burkinabè, il rosso delle piste, il celeste luminoso di un cielo sempre sgombro, le chiazze color verde dei cedri e dei manghi enormi, i baobab bastian contrari, spogli quando gli altri alberi fioriscono e provvidenzialmente frondosi quando non c’è altra pianta in grado di fare ombra.
Qui è possibile scorgere l’orizzonte in qualsiasi direzione si volge lo sguardo. In questo niente, tinto di giallo, le case color terra si mimetizzano perfettamente: solo guardando con attenzione si scorgono questi cubi di mattone, bassi e inospitali, che invece si rivelano essere rifugio per i numerosi componenti delle famiglie locali; ovviamente le casette sono talmente piccole che la vita della gente deve per forza svolgersi all’aperto, così il fuoco per cucinare viene acceso davanti casa e l’acqua raccolta dal pozzo, mai sufficiente per tutti, viene centellinata per lavare, cucinare, accudire, bere e innaffiare.

Iscos lavora da tempo in progetti di sviluppo rurale in Burkina Faso con competenze specifiche in gestione dell’acqua, formazione e appoggio alle organizzazioni locali. Per questo è partner nel progetto “Autogestione dell’acqua potabile e risanamento in ambiente rurale in 4 province del Burkina Faso”, finanziato dall’Unione Europea e promosso dalla Ong torinese CISV, con il supporto del partner locale Asso.Pa (Association Le paysannat), un’emanazione della società civile che raggruppa 18 organizzazioni comunitarie locali di base.

Il progetto, della durata di tre anni (Luglio 2006 - Giugno 2009), interviene attivamente sul territorio con l’obiettivo di migliorare l’approvvigionamento e la buona gestione dell'acqua potabile presso le 4 province coinvolte, ovvero Sanguié, Passoré, Kourwéogo e Boulkiemdé.

Bisogna portare ad un buon funzionamento le opere idrauliche disseminate sul territorio, in particolare le pompe che, azionate a mano o a pedali, agevolano la faticosa raccolta dell’acqua alle donne e bambine dei villaggi. Sono loro infatti, già così indaffarate dalle mille mansioni richieste dalla società tradizionale burkinabè, a dover assolvere questo importante compito di economia domestica, senza il quale le quotidiane attività di sussistenza non potrebbero andare avanti.
Il problema da affrontare riguarda in primo luogo la distanza tra i punti d’acqua potabile e le abitazioni in cui recapitare l’acqua: le donne devono percorrere numerosi chilometri al giorno per l’approvvigionamento idrico. In secondo luogo, nel caso una pompa già esistente si danneggi, questa non viene riparata per mancanza di fondi e piuttosto che ripararla, le donne preferiscono raccogliere acqua non potabile da fonti di fortuna (bacini temporanei o pozzi tradizionali), con conseguenze devastanti sulla salute dei familiari destinatari dell’acqua, primi tra tutti i bambini.
Per ovviare a queste difficoltà è necessario che siano presenti un maggior numero di punti d’acqua potabile funzionanti sul territorio e che vengano migliorate le capacità di mantenimento delle strutture già esistenti.
Il progetto si propone in primo luogo, quindi, interventi tecnici di riparazione e riabilitazione di pompe guaste; in secondo luogo propone interventi di formazione per supportare le comunità affinché queste mobilitino il capitale necessario e le competenze adeguate per un tempestivo e opportuno mantenimento della struttura idraulica.

Se gli interventi di tipo tecnico puntano sulla qualità dei materiali di costruzione e sulle alte competenze degli ingegneri idraulici presenti nell’equipe di progetto, gli interventi formativi cercano di suggerire alla gente piccole soluzioni di convivenza e condivisione di una struttura idraulica che deve servire a migliorare la vita di tutti. In ciascun villaggio viene costituita un’Associazione degli Utenti dell’Acqua, che rappresenti e tuteli le esigenze di tutti gli abitanti. Attraverso questa nuova entità giuridica, la popolazione potrà prendere decisioni in merito alla conservazione della struttura idraulica, potrà raccogliere contributi per finanziare le spese impreviste, potrà convocare esperti riparatori che valutino l’intervento più appropriato per un continuativo funzionamento della pompa. La popolazione è chiamata dunque a partecipare attivamente ai processi decisionali relativi alla gestione dell’acqua e la conservazione delle strutture presenti sul territorio.

Così, nelle numerose attività a cui ho avuto modo di partecipare, nonostante gli inevitabili ostacoli incontrati, ho avuto la sensazione che ci fosse una forte volontà di cambiamento da parte di tutti, locali ed espatriati, per contribuire al reale conseguimento dei risultati auspicati. Lo scambio di esperienze che è avvenuto tra i soggetti coinvolti ha creato una dimensione collaborativa che mi ha molto sorpresa ed entusiasmata, in cui tutti i partecipanti hanno apportato il loro contributo, gli uni incuriositi dai nuovi e più emancipati modi di fare e di pensare provenienti dal lontano mondo nassarà, l’Occidente, gli altri attratti dalla disarmante semplicità burkinabé con cui a volte è possibile trovare anche la più complicata delle soluzioni.

Il risultato è un cammino ancora lungo e articolato, ma se percorso collettivamente risulterà per tutti decisamente meno faticoso.

Flavia Baccani

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di Igor felice - Cooperante in Mozambico (del 01/02/2008 @ 11:56:11, in Africa, linkato 794 volte)

Le acque dei fiumi stanno continuando a salire e cosi' il numero delle persone sfollate (gia' circa 150.000), che si trovano nel bacino dello Zambeze e nei suoi affluenti. Per i prossimi giorni sono previste ancora piogge nei paesi limitrofi che andranno ad ingrossare il lago di Cahora Bassa dove abbiamo le nostre attivita'. Manuel, il collega di Iscos che si trova in loco, e' appena tornato da una missione di monitoraggio con gli amministratori locali e mi ha comunicato che le acque del lago hanno inondato i campi coltivati privando la gente del raccolto e delle sementi per il prossimo anno. La situazione nell'area dove lavoriamo non e' tra le piu' drammatiche ma la qualita' di vita delle persone si sta, se possibile, ulteriormente degradando.

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di Benedetta Piola Caselli - Cooperante in Mozambico (del 30/01/2008 @ 15:44:37, in Racconti in libertà, linkato 691 volte)

29/01/2008

Avere 23 anni, non avere famiglia e non avere speranza deve fare schifo da per tutto; però in Mozambico fa più schifo ancora. Specialmente se uno è basso, ed io sono basso: ma se il Signore Iddio Onnipotente ha deciso questo per me, accetterò come un dono anche una vita senza amore e senza donne.
Dio però è infinitamente giusto e infinitamente buono e perciò mi aspettavo una contropartita per questa mia rassegnazione e per tutte le preghiere che gli faccio, ogni sera dalle otto alle nove e la domenica dalle sei a mezzogiorno.
Oggi la contropartita è arrivata.
Da stamattina sono stagista di ISCOS, una ong di bianchi che hanno molti progetti per rendere il nostro un paese migliore, più ricco, più onesto, più umano, come deve, evidentemente, essere la loro Italia (Europa) se vengono fino a qui a insegnarci cosa dobbiamo fare. E dunque ho un lavoro: un lavoro part-time che mi permette di pagarmi una stanzetta, da mangiare e l’università, dove un giorno insegnerò quando saranno riconosciute le mie doti di grande matematico e statistico. Ma il lavoro non è solo questo: soldi e necessità pratiche; per me è ben altro, uno scopo più nobile, supremo, in cui metterò tutto il mio impegno. È l’idea di avere qualcosa da fare la mattina, un badge con il mio nome e la mia foto e la possibilità di dire “vado al lavoro”, cosa che piace alle donne.
Piace anche a Thelma la contabile, che di numeri non ci capisce niente e combina sempre un gran casino, ma è bella come il sole, sottile come un giunco e alta, molto alta. E quando mi ha visto con il crashà (badge) con la foto ed il mio nome mi ha detto “Lilo, come sei venuto bene”; vedi come tutto questo incomincia a funzionare?!
Anche Isaura, la segretaria, mi ha fatto i complimenti, e donna Fatima delle pulizie. Thomas, l’autista numero uno, non mi ha detto niente invece, e nemmeno quell’odioso Bobò che si crede chissà chi solo perché le donne lo guardano e gli sorridono per strada e Thelma gli sussurra delle parole all’orecchio (l’ho vista) e tutte le bianche che passano si danno gomitatine, sai che ci vuole quando si è alti un metro e novanta!
Ma io non sono geloso, perché Dio Padre Onnipotente mi riserva sicuramente un futuro meglio del suo, che non studia e neanche prega.
Io diventerò l’idolo dei capi e saranno loro la mia famiglia.
I miei capi sono i bianchi: chef Igor, che è il capo di tutti e si occupa di tutti i progetti lavorando come un matto; Benedetta, che si occupa dei diritti umani e alla sua età ancora non ha figli, poveretta, e Davide che coordina e gestisce tutta la logistica ed è alto per lo meno due metri, chissà quante donne che avrà.
Lo voglio mettere per iscritto, al contrario di quello che dice il mio amico Joâo: con i bianchi si lavora bene, anche se non hanno pazienza e si arrabbiano per tutto, per esempio quando si arriva in ritardo, si sbagliano i conti e le fatture, o non si viene al lavoro senza avvertire. Ma sono fatti così, e vanno presi con filosofia. In questo diario cercherò di scrivere e spiegare la mia esperienza con loro, in modo da renderli – e rendermeli- più comprensibili. Ma sono ottimista, perché già lo so che hanno dei lati buoni. Per esempio sono gentili e prestano le loro cose. E poi mi insegnano e mi fanno i complimenti.
Oggi, per esempio, ho messo a posto tutto un vecchio archivio, con documenti ancora degli anni ottanta, di quando c’era la guerra civile, che anch’io mi ricorderei se non avessi deciso di dimenticarla. Beh, alla fine di questo lavoro mi hanno detto: “Bravo! Ben fatto”. E infatti l’avevo fatto bene. Quando sono uscito avrei voluto saltellare dalla gioia, ma mi sono detto: “Calma vecchio mio! Adesso hai un lavoro, sei un uomo di fatto e di diritto!” .
Allora ho assunto l’aria più rispettabile che potevo e sono andato a casa camminando piano, a testa alta e ben diritto, in modo che trapelasse tutto il mio contegno.

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di Fausto Mazzieri (del 22/01/2008 @ 10:51:18, in Europa dell'Est, linkato 750 volte)

L’Albania e il suo popolo hanno incrociato più volte, anche in anni recenti, la nostra storia. Quest’anno ricorre il decennale del crollo delle cosiddette “piramidi finanziarie” che avevano illuso la quasi totalità della popolazione albanese di potersi arricchire con facilità.
La crisi derivata dal crollo delle finanziarie condusse l’Albania in una situazione drammatica che mise in dubbio la sua stessa sussistenza come stato democratico. I moti di piazza furono particolarmente cruenti e il collasso interno provocò una forte e drammatica fuga di persone dal paese anche verso le nostre coste.
Da allora, con difficoltà, il paese ha ripreso il suo cammino anche se continua ad incontrare rilevanti difficoltà. I tassi di povertà sono alti, situazioni pesanti di disagio sociale sono visibili nelle periferie di Tirana e Durazzo, abitate da persone immigrate dalle zone interne dell’Albania. La ricchezza del Paese è garantita in grande parte dalle rimesse degli immigrati e da una fiorente economia informale con tutti i suoi risvolti di illegalità e violenze. I traffici sono governati da tradizionali strutture claniche che occupano in modo sistematico la vita sociale e politica del paese. Ovviamente questa occupazione degli spazi sociali rende molto difficile l’auto-organizzazione della società civile. Così è abbastanza complessa anche la rappresentanza organizzata degli interessi.
A questo dato strutturale si sovrappone un elevato tasso di ostilità nei confronti dell’azione sindacale e della sua presenza nei luoghi di lavoro, a cui ancora si aggiunge una legislazione lavoristica liberistica che rende complicata la vita dei sindacati, quindi le relazioni industriali sono assai problematiche. Così il sindacato ha una presenza debole nella società albanese.
Dal 2003 è iniziato e si è significativamente rafforzato nel tempo, un rapporto politico fra la Cisl delle Marche e i due sindacati albanesi, BSPSH (Unione dei Sindacati Indipendenti albanesi) e KSSH (Confederazione dei Sindacati d’Albania). Le due organizzazioni albanesi hanno richiesto un sostegno da parte della Cisl marchigiana per la realizzazione di politiche dei quadri, necessarie per il loro il rinnovamento. La Cisl delle Marche attraverso l’ISCOS Marche, il suo Istituto di Cooperazione Internazionale, ha realizzato alcuni progetti di cooperazione solidale con i sindacati albanesi, progetti nati da un’analisi dei bisogni e dalla definizione di obiettivi concordati con le due organizzazioni albanesi.
Nella fase attuale sono state individuate due aree programmatiche: la prima riguarda la concezione e l’organizzazione del sindacato (in particolare si stanno realizzando corsi per dirigenti periferici sulle politiche di welfare e del mercato del lavoro), mentre l’altra ha al suo centro il lavoro dignitoso (sicurezza in edilizia, politiche di genere, ecc). Trasversalmente a queste due aree, ISCOS Marche sta anche sostenendo la formazione di giovani sindacalisti. In questi corsi - quattro moduli l’uno per complessivi 13 giorni d’aula - si studiano alcune parole-chiave essenziali per il mestiere di sindacalista. La riflessione su parole come globalizzazione, mercato del lavoro, welfare, sindacato, contrattazione, consente la costruzione di una cassetta degli attrezzi per la futura attività di questi giovani sindacalisti.
Ai corsi sono intervenuti più volte il Presidente del KSSH, Kol Nikollaj ed il vice–presidente del BSPSH, Sami Qarrici. I due dirigenti hanno sottolineato nei loro interventi come questo tipo di iniziative costituiscano un elemento concreto di crescita di nuovi quadri dirigenti che potranno determinare un nuovo corso nelle rispettive organizzazioni. La presenza di dirigenti giovani, secondo i rappresentanti delle due organizzazioni albanesi, può facilitare il contatto con i giovani lavoratori che sono i più esposti allo sfruttamento dell’economia informale e alle flessibilità del mercato del lavoro. Kol e Sami hanno rilevato la positività dell’iniziativa che ha consentito un interscambio di esperienze fra le due organizzazioni albanesi e la Cisl. Al termine dell’ultimo corso i dirigenti sindacali albanesi hanno consegnato ai partecipanti un attestato di partecipazione mentre ISCOS Marche ha dato loro un fazzoletto della Cisl. Due simboli per ricordare a questi giovani albanesi la nostra solidarietà, ma soprattutto la loro scelta politica di fare quotidianamente il sindacato per dare voce a chi non ha voce.

ISCOS Marche

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di Igor felice - Cooperante in Mozambico (del 21/01/2008 @ 15:24:48, in Africa, linkato 1517 volte)

18/01/2008. Dopo le inondazioni del 2007 che hanno ucciso 45 persone e ne hanno costretto 285 mila ad abbandonare le proprie povere abitazioni, la situazione in Mozambico al momento è questa: 62.000 evacuati e sistemati in 37 campi profughi, 4 morti a causa delle acque e 3 morti mangiati dai coccodrilli (altro problema di non secondaria importanza).
Il livello dello Zambesi è di circa un metro oltre quello di guardia, ma il problema è che in Zambia, Zimbabwe e Malawi continua a piovere e la stagione delle piogge è ancora lunga. Le previsioni dicono che la quantità di acqua sarà maggiore delle piene catastrofiche del 2000, quando le alluvioni provocarono 700 morti e la devastazione delle abitazioni di mezzo milione di persone.
La situazione però rispetto a otto anni fa è diversa: la zona colpita è il bacino dello Zambesi, nel Sud non ci dovrebbero essere problemi al momento. Le capacità di risposta governativa sono rafforzate, al momento il governo dispone di circa 32 milioni di dollari per la gestione delle emergenze di cui 1.2 milioni sono già stati spesi soprattutto per evacuazioni forzate (le persone non vogliono spostarsi per innumerevoli ragioni). Ad oggi il governo centrale non ha però fatto alcuna richiesta di aiuti.
La zona in cui lavora l'Iscos non è e non sarà la più colpita perché le persone che vivono ai margini del lago Cabora Bassa non sono tante, ma c'è comunque da preoccuparsi perché il lago non può crescere eccessivamente altrimenti salta la diga. Al momento la diga è quasi al massimo e stanno erogando 6.600 metri cubi al secondo (numeri allucinanti, ma è la quinta diga più grande del mondo), se continua così sarà inevitabile aumentare l'erogazione, con conseguenze catastrofiche.
A Songo, provincia di Tete, l'amministratore del distretto ci ha chiesto aiuto, ma i numeri sono ancora vaghi e siamo in attesa di avere dati certi. Inoltre, in questa zona non ci sono campi organizzati dove lavorare, al massimo si potrà organizzare una distribuzione di beni di prima necessità, magari da trasportare con la barca, ma il rischio di furti e mala gestione è molto alto. Situazione molto più complicata nel distretto di Zumbo, dove il lago ha inizio e dove presumibilmente gli allagamenti sono più estesi.
Staremo a vedere gli sviluppi dei prossimi giorni, sperando per il meglio.

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