All'inizio di dicembre ISCOS ha organizzato una formazione* per i sindacalisti della provincia di Tete, nel centro del Mozambico. Tete sta vivendo in questi ultimi anni una vera corsa all'oro che ha portato in citt multinazionali dell'estrazione mineraria in cerca di metalli e pietre preziose. In questa situazione il costo della vita balzato alle stelle (una pizza margherita costa 10 dollari) e la situazione dei lavoratori si fatta ancor pi difficile. A parte alcuni fortunati che sono riusciti a lavorare per aziende che pagano bene, una moltitudine di persone si alza la mattina alle 4 nella speranza di trovare lavoro o solo qualcosa da mangiare.
I sindacati in questo contesto si trovano a negoziare e discutere con esperti di risorse umane che vengono da Brasile, India o Australia e con avvocati che preparano contratti spesso incomprensibili. Nonostante questo la buona volont unita alla voglia di combattere i soprusi ha spinto i sindacalisti delle due confederazioni del Mozambico, OTM e Consilmo, a collaborare con Iscos per aumentare la capacit e le conoscenze dei loro membri. Per 5 giorni si discusso in un clima caldissimo di diritti, di negoziazione, di come proteggere i lavoratori dalla trasmissione del virus dell'HIV che in Mozambico contagia migliaia di persone.
Questa solo la prima tappa di un percorso che porter i partecipanti alla formazione a discutere di questi temi nei luoghi di lavoro, sempre supervisionati da sindacalisti pi esperti che garantiranno la crescita di giovani uomini e donne per aumentare la protezione dei diritti dei lavoratori.
In questi giorni di formazione le difficolt sono sempre state trattate con un sorriso convinti che comunque, nonostante tutto, il futuro riserva sempre la speranza di una vita migliore.
*Il progetto viene realizzato con un Fondo di solidariet attivato da Iscos Nazionale a cui hanno aderito Iscos Emilia Romagna e Iscos Lombardia
di Iscos Marche (del 25/02/2010 @ 19:04:02, in Africa, linkato 491 volte)
Con questo progetto si intende concorrere a migliorare le condizioni di vita e la sicurezza alimentare delle popolazioni che vivono nei Distretti meridionali della Regione Nord del Mar Rosso attraverso il consolidamento e l’ampliamento di iniziative e di attività sviluppate nell’ambito di precedenti interventi, portati a termine con buoni risultati.Una componente importante di questa Azione sarà inoltre quella di enfatizzare il ruolo delle associazioni dei produttori. In particolare gli obiettivi specifici saranno:
a) Incrementare la produzione e l’accesso al cibo e migliorarne il processo di commercializzazione, attraverso l’estensione della superficie agricola coltivabile, la modernizzazione delle tecniche e tecnologie di produzione, l’approntamento di servizi per l’agricoltura e la pesca, il potenziamento dei processi di lavorazione e conservazione del pesce, il conferimento della produzione ai mercati;
b) Elevare le cognizioni tecniche dei produttori agricoli e dei pescatori, medianti brevi corsi di formazione;
c) Promuovere e sostenere la costituzione e/o il consolidamento di associazioni/cooperative di produttori agricoli e di pescatori.
Attività
Per l'agricoltura:
- Infrastruttura di “spate irrigation” sul torrente Abae
- Costruzione a Buya di un capannone attrezzato come sede dell’Associazione di produttori, stoccaggio della produzione, rimessa e manutenzione dei mezzi e degli attrezzi
- Fornitura di mezzi ed attrezzi agricoli meccanici (trattore, aratri, erpice, carro) e distribuzione di input agricoli (sementi selezionate, fertilizzanti, attrezzi manuali, etc.)
- Creazione di un punto di accesso alla fornitura di input agricoli
- Messa in produzione di circa 200 ettari di terreno recuperato da area desertica
Per la pesca:
- Costruzione ad Irafayle di un capannone attrezzato per la raccolta, lo stoccaggio, ed il conferimento ai mercati della produzione ittica del Golfo di Zula
- Fornitura di una macchina per la produzione di ghiaccio al centro ittico di Inghel
- Fornitura di un automezzo attrezzato per il trasporto via terra del pesce fresco
- Fornitura di reti e di inputs ittici alle Cooperative di pescatori di Irafayle e di Inghel
- Marketing ed eventi per promuovere il consumo e la commercializzazione del pesce
Per la formazione dei produttori:
- Ampliamento a specie ittiche di media taglia del processo di essiccazione del pesce
- Introduzione della tecnica di salagione del pesce azzurro presso il nuovo Centro di servizi ittici di Irafayle
- Formazione tecnica di 100 agro-pastori e di 60 pescatori mediante quattro corsi di formazione di una settimana ciascuno
Per la Creazione e il consolidamento di associazioni / cooperative di produttori
- Stage e tirocini per trattoristi, motoristi/elettricisti, addetti alla manutenzione dei mezzi e degli impianti
- Dieci seminari sul ruolo delle forze sociali nello sviluppo locale e sulle cooperative di produttori
- Sostegno alla costituzione di una associazione /cooperativa di produttori attivi nel settore agricolo e consolidamento delle Cooperative di pescatori ad Irafayile (Golfo di Zula) ed Inghel (Penisola di Bure)
- Formazione dello staff tecnico delle associazioni di produttori
di Aesa Pighini (del 19/02/2010 @ 15:13:45, in Africa, linkato 934 volte)
In contesti come quello mozambicano e di una grande città come Maputo (la capitale del Paese) ci si scontra con realtà contrastanti, dove la distinzione tra ricco e povero è spesso molto più evidente che nelle zone rurali. La situazione di estrema povertà in cui vive il paese si traduce sia nella mancanza per i minori di accesso alla scuola, sia in una situazione di instabilità dei meccanismi di coesione familiare; il tutto è aggravato da un elevato tasso di HIV/AIDS. Conseguenza maggiore di queste situazioni è la marginalizzazione dei minori che si devono confrontare con una società che molte volte risulta incapace di reagire e di trovare soluzioni per reintegrarli e garantirgli un futuro, ad esempio cercando di inserirli nel mondo del lavoro.
ISCOS sta collaborando con la Cooperativa Sociale Tsembeka e con Meninos de Mocambique (Bambini del Mozambico), due associazioni che nel 2008 hanno attuato un programma sperimentale di un anno con i minori nelle zone di attività del progetto. Sono state promosse forme di sostegno ai minori che avevano avuto problemi con la giustizia, come bambini di strada o bambini dal comportamento "difficile", per aver commesso dei reati.
Il programma ha dato modo di individuare come una possibile strategia vincente la formazione professionale. Con poche e semplici domande si è cercato di individuare ciò che i ragazzi sognavano di fare o avrebbero voluto fare da "grandi". Tra i lavori più quotati ci sono la meccanica auto, la lavorazione della latta, taglio e cucito, cucina, fabbro, calzolaio ed elettricista. Una volta chiarito cosa avessero voluto fare sono stati individuati dei luoghi dove unire formazione pratica ad una educazione nel vero senso della parola (es. disciplina, orario e rispetto per se stessi e per gli altri).
Grazie ai fondi che ISCOS ha ricevuto in donazione dalla Federazione Nazionale dei Pensionati (Comitato della Puglia), oltre a dare continuità a queste attività di formazione, si sono potuti offrire strumenti post-formazione. Tra le grandi opportunità permesse da questi fondi c'è la possibilità di dare continuità alle attività di apprendistato: l'inserimento quindi dei ragazzi in imprese come stagisti, offrendo oltre al pasto ed al trasporto, un piccolo sussidio come previsto dalla legge locale .
Ad oggi il progetto ha coinvolto un totale di 28 tra ragazzi e ragazze il cui sbocco professionale va dalla meccanica alla cucina, dalla sartoria ai lavori elettrici. Lo scorso ottobre sono cominciati nuovi corsi di cucina e per elettricisti a cui hanno partecipato rispettivamente tre ragazze e tre ragazzi.
Per due delle ragazze verrà acquistato un kit per l'avvio di una piccola attività, mentre la terza è stata scelta per rimanere nella scuola di cucina come dipendente. I tre ragazzi del corso di elettricista hanno avuto la possibilità di operare come tecnici delle luci e del suono in un festival internazionale di danza contemporanea che si è svolto a Maputo. La settimana scorsa hanno cominciato uno stage formale presso la Logaritmo Produzioni e la Iodine Produzioni, per un periodo di 6 mesi, come tecnici suono e luci. Le due imprese, specializzate in promozione ed organizzazione di eventi culturali, hanno assunto i ragazzi per lavorare nel Festival annuale di Marrabenta (musica tradizionale mozambicana). Due dei ragazzi che hanno frequentato il corso come meccanici auto hanno cominciato ad agosto uno stage presso l'impresa SORA Lda, che produce parti di motori. Il Direttore Amministrativo sta valutando la possibilità di assumerli a tempo indeterminato. Due dei ragazzi che avevano frequentato il corso in saldatura e torno fresa hanno ottenuto uno stage presso un'impresa mozambicana.
I fondi ricevuti ci hanno consentito di accompagnare i ragazzi in un percorso che è lungo e complesso: quello di lasciare la strada per un mondo completamente nuovo, dove vigono regole severe di disciplina, orari e persone da rispettare.
Un cambiamento non facile per ragazzi che passavano tutto il loro tempo in strada o nella discarica, improvvisando piccoli furti o aggressioni. Ad oggi molti di loro sono tornati alle proprie famiglie e sono soddisfatti del lavoro che stanno svolgendo e delle cose che stanno imparando. Hanno cominciato a crearsi un futuro che giorno dopo giorno diventa sempre più concreto.
Quando si parla di aiuti allo sviluppo ogni tanto qualcuno propone una bella frase ad effetto, ovvero che questi sovente non sono altro che il trasferimento di risorse dai poveri dei paesi ricchi ai ricchi dei paesi poveri. Con questa frase viene sottolineato come troppo spesso la cooperazione allo sviluppo sia servita ad arricchire autocrati e dittatorelli a giro per il mondo.
La frase è vera ma nasconde varie insidie,la prima è data dalla generalizzazione: gli aiuti allo sviluppo sono una galassia caratterizzata da attori di ogni tipo e dal modus operandi e obiettivi a volte antitetici: difficile mettere sotto lo stesso cappello l'operato di missionari di varie fedi o di organizzazioni di volontariato laico con l'operato di governi attenti all'impatto geopolitico dell'intervento d'aiuto, così come paragonare l'impegno di piccole organizzazioni non governative con quello delle grandi strutture del sistema delle nazioni unite.
La seconda insidia è che può servire da alibi per autoassolverci rispetto al modo con cui in questi ultimi anni è stato affrontato in Italia dal governo il tema degli aiuti allo sviluppo, un modo che ha visto gli aiuti decrescere rispetto agli impegni presi in sede internazionale (ci sarebbe anche da discutere sulla qualità di alcuni interventi rubricati quale aiuti ma il ragionamento ci porterebbe lontano).
La terza insidia è che questa frase può racchiude un sottointeso velenoso, ovvero quello che sottolinea quanto siano buoni ed a volte ingenui i bianchi, che mantengono i cattivi dei paesi in via di sviluppo pensando di aiutare i poveri digraziati.
Infine l'insidia dell'ommissione: i fili di gran parte dei processi che hanno portato alla verità evidenziata dalla frase vengono assai spesso tirati dai ricchi del mondo ricco, dove hanno sede le banche che ospitano i conti correnti dei vari dittatori, dove (almeno in Italia) i ricchi non contribuiscono adeguatamente alla fiscalità dello stato che finanzia una parte significativa degli aiuti, ed infine dove vengono effettuate le valutazioni geopolitiche che portano a privilegiare certe partnership su altre. Tanto per restare a casa nostra la legge 49 del 1987 che disciplina la cooperazione la definisce, al suo articolo 1 "Parte integrante della politica estera dell'Italia".
Detto questo tuttavia non è possibile nascondere l'inefficacia, almeno nel caso dell'Africa, della cooperazione allo sviluppo. In sostanza il continente africano dopo decenni e miliardi di dollari di aiuto ha visto diminuire in modo consistente il suo peso nel contesto mondiale.
Scrive Loretta Napoleoni (http://lanapoleoni.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2258766) "Gli aiuti all’Africa non hanno funzionato, su questo tutti concordano. In Asia, invece, dove questi aiuti non sono mai arrivati in quantita’ analoghe abbiamo oggi un tenore di vita molto piu’ alto che 50 anni fa’."
L'articolo citato della Napoleoni prende le mosse dal contenuto di un libro uscito recentemente e che ha suscitato molte discussioni nella comunità umanitaria, sopratutto in quella impegnata in Africa. Il libro "Dead Aid - Why Aid Is Not Working and How There Is a Better Way for Africa" di Dambisa Moyo, ha attirato immediatamente le attenzioni degli operatori non solo per le tesi sostenute ma anche per la biografia dell'autrice, una economista africana con studi nelle migliori università inglesi ed americane ed una esperienza di 8 anni di lavoro alla Goldman Sachs.
L'analisi della Moyo che ci presenta la Napoleoni non è nuova, e parte dal fallimento degli aiuti allo sviluppo dell'occidente, di questo tema avevano già parlato negli anni fra gli altri Graham Hancock con il suo "Lords of poverty" e William Easterly in "the white man burden", e tuttavia interessante la tesi della Moyo che guarda in modo positivo all'esempio cinese ed all'approccio cinese al continente africano http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/18/dambisa-moyo-denuncia-gli-aiuti-salvano-dittatori.html.
Interessante perchè è un tema al centro del dibattito politico africano in quanto i cinesi con la loro proposta di partnership economiche e non di aiuti hanno toccato le corde di molti leader africani.
Non vi è dubbio quindi che la attenzione che la Moyo dedica al tema delle relazioni sino-africane sia ben motivata, e tuttavia ci sono a mio avviso dei punti deboli nel ragionamento che presenta la soluzione come investimenti su una filiera basata su piccola impresa, microcredito, e sviluppo delle imprenditorie locali, sviluppo oggi reso impossibile ad esempio dalle burocrazie africane. Una filiera che assieme alle partnership economiche, come quelle che si stanno sviluppando con le imprese cinesi sarebbe destinata a eliminare definitivamente gli autocrati con conti in Svizzera.
Un primo punto debole è dato dalla fiducia a mio avviso eccessiva nel fatto che buone pratiche economiche generino naturalmente buone pratiche politiche...E' sicuramente vero che un paese con una distribuzione più equa del benessere è più stabile di un paese con grandi ineguaglianze, e pertanto la diffusione del benessere genera stabilità, e tuttavia se il processo parte da partnership economiche non è detto che questo genererà un ricambio della classe dirigente, anzi, chi investe dall'estero tende a privilegiare la sopravvivenza politica dei suoi partner politici nel paese.
E' infatti vero che gli imprenditori sono tendenzialmente filogovernativi e quindi lo saranno a maggior ragione in presenza di governi autoritari o dove le opposizioni hanno scarse garanzie. E' evidente quindi che sarà la forma attuale della società politica a definire le modalità degli investimenti e anche delle politiche connesse. Non è un caso ad esempio che gli investimenti petroliferi cinesi in Sudan siano accompagnati anche da un sostegno al governo sudanese attuale nel consiglio di sicurezza dell'ONU.
Quanto alla filiera...Viene giustamente rilevato che quando per aprire una attività in Africa occorrono 2 anni ed in molte parti dell'occidente pochi giorni, non vi è dubbio che vi siano dei svantaggi competitivi consistenti. Tuttavia la povertà è una trappola da cui non si esce in assenza anche di un sistema politico e finanziario che favorisca l'avvio di attività, e questo è per l'appunto quello che una parte, quella migliore degli aiuti internazionali hanno provato a fare.
Rimane poi l'ultimo aspetto. Siamo sicuri che la politica di aiuti sia fallita perchè concettualmente sbagliata e non perchè semplicemente fatta male ed incoerentemente.
Per essere chiari: difficile pensare ad uno sviluppo della zootecnia africana quando un etto di burro prodotto in Europa può essere venduto sui mercati africani ad un prezzo più basso di quello locale grazie ai sussidi agli agricoltori europei, tanto per parlare di coerenza (non so se sia ancora così ma ricordo anni fa che in un paese con una zootecnia d'eccellenza come il Sudafrica il burro più economico veniva dall'Irlanda).
Quanto alla qualità: e' indubbio che al donatore ed al governante apparire nelle foto delle inaugurazioni di un megaimpianto o di un ospedale fa molto più effetto che tagliare il nastro all'inaugurazione di un mulino rurale o organizzare la formazione di medici per posti di salute, ma quale intervento ha un maggior impatto, anche sulla coscienza delle comunità rurali come portatrici di diritti, primo passo per l'emancipazione anche politica?
Perchè alla fine è questo il tema, e su questo sono certo concordano anche i seguaci delle teorie più neoliberiste: la società si emancipa da dittatori ed autocrati solo se ha una coscienza dei suoi diritti civili ed economici, e questo in Africa deve ancora avvenire pienamente sia nelle baraccopoli delle grandi città che nelle comunità rurali più remote. Non credo che proposte come quella shock della Moyo di congelare gli aiuti per 5 anni sia utile a sviluppare questa coscienza, serve invece orientare assai meglio gli aiuti, passare dagli interventi più o meno caritatevoli, di una carità spesso interessata, ad interventi tesi a costuire e rafforzare le soggettività.
Per concludere: fintanto che per un governante africano sarà più importante l'opinione del suo finanziatore (o partner in affari) che quella del suo elettore, rimangono aperte le possibilità di sprechi, malversazioni o irrilevanza dell'investimento ai fine della lotta alla povertà.
Oltre 1.000 bambini frequenteranno in Africa, nel Burundi, la scuola primaria di Butanuka, costruita con il finanziamento della Regione Sicilia grazie all'impegno dell'Iscos-Cisl della Sicilia.
La scuola, realizzata insieme al partner locale Biraturaba con il coinvolgimento diretto della popolazione, stata inaugurata il 28 gennaio 2008 alla presenza del Vice Ministro dell'Educazione del Burundi e di alcune autorit locali che hanno sottolineato l'importanza di questa iniziativa: un bene prezioso da coltivare e un segno di pace, in una provincia come Bubanza, considerata ancora oggi in situazione di emergenza.
In particolare il Governatore della Provincia, Pascal Nyabenda, ha sottolineato i bisogni enormi di quest'area invitando a proseguire l'impegno di cooperazione e solidariet.
Nel corso del 2008 la scuola primaria ha subito, purtroppo, un danno causato da un obice che ha colpito una parete e una parte del muro in cui situata la direzione didattica; intenzione dell'ISCOS-CISL Sicilia effettuare un intervento per riparare la scuola e dare un ulteriore contributo per fornire materiale didattico agli scolari (quaderni, matite e biro, ecc).
Completeremo, quindi, con un valore aggiunto lintervento che ha avuto un impatto molto positivo per la popolazione e per le stesse autorit burundesi.