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Lavoro Dignitoso per una ricostruzione decente


Per i lavoratori migranti del settore dell’edilizia, la ricostruzione di Haiti è un’opportunità: al via il progetto di ISCOS CISL

di Simone Cirulli*

In America Latina esistono 239 milioni di Persone Economicamente Attive (PEA). Di queste, più di 23 milioni sono completamente disoccupate e circa 103 milioni lavorano nel settore informale senza alcun diritto, né protezione sociale. Questa situazione, percentualmente, è ancora più accentuata per donne e giovani nei Paesi che compongono l’isola di Hispaniola (Haiti e Repubblica Dominicana).

La costante e crescente perdita di accesso al mercato del lavoro e di certezze, come conseguenza della globalizzazione e della recente crisi mondiale, ha esacerbato la situazione e la maggioranza della forza lavoro nell’area è espressa nell’economia informale, con punte del 90% ad Haiti e del 60% in Repubblica Dominicana, Paesi per molti versi collegati da vincoli storici e socioeconomici.

E’ in questo scenario che si inserisce il progetto di ISCOS “Better work for a decent reconstruction”, finanziato da Solidar ed iniziato il 15 febbraio, che conta come partner italiani Progetto Sviluppo-CGIL, Progetto Sud-UIL, ARCS-ARCI, Auser.

Il progetto punta a migliorare con azioni concrete le condizioni lavorative e di vita degli haitiani residenti e migranti che operano nell’economia informale di Haiti o in nero, soprattutto nel settore dell’edilizia, rinforzando il Dialogo Sociale e le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori. Si vuole pertanto supportare l’accesso di lavoratrici e lavoratori ai sistemi di protezione sociale sostenibili per informali e persone in condizione di povertà estrema, sostenere la generazione di Decent Work attraverso la formazione professionale e tecnica per l’inserimento lavorativo e l’aumento del reddito dei beneficiari. Già prima del terremoto del 12 gennaio 2010, l’80% della popolazione haitiana viveva sotto il margine di povertà, cioè con meno di US$2 al giorno e il 55% già versava in condizione di povertà estrema, con redditi inferiori a US$1,25 al giorno. Questa situazione è oggi peggiorata a causa del maggior livello di disoccupazione, generata dal sisma, dell’impossibilità di poter contare su una alimentazione sana, del costante degrado ambientale che ha provocato, tra le altre cose, la recente epidemia di colera.

I pochi impieghi regolari ad Haiti sono nel settore del Pubblico Impiego (scuola, salute e giustizia) che però rappresenta solo il 2% della forza lavoro attiva. Secondo le stime dell’OIL il 20% delle imprese dell’economia informale impiegano una media di 10-20 lavoratori, mentre l’80% è costituito da microimprese con meno di 10 lavoratrici/ori cadauna. La disoccupazione è un serio impedimento allo sviluppo di Haiti, visto che già prima del sisma circa il 16% della popolazione totale (54% della popolazione attiva), pari a 1,5 milioni, di persone, era totalmente senza impiego. I giovani sino a 19 anni soffrono di un tasso di disoccupazione pari al 62%. Tra i 20 ed i 25 anni il tasso è invece del 50%. Per i lavoratori del settore dell’edilizia, la ricostruzione prevista è un’opportunità. E’ infatti nelle costruzioni che la maggioranza dei migranti operanti in Repubblica Dominicana trova lavoro. Lavoro però assolutamente non contrattualizzato in alcun modo, con turni massacranti di 12-14 ore sotto il sole, volto alla costruzione dei resort, meta del turismo internazionale. La ricostruzione, come si diceva sopra, è per loro un’opportunità di poter tornare nel proprio Paese, con una professionalità acquisita da “spendere” una volta ulteriormente formati e specializzati per conseguire, finalmente, un lavoro dignitoso. I partner in loco, fondamentali per l’azione, sono la Confédération des Travailleurs Haitiens (CTH) il più rappresentativo sindacato di Haiti e la Confederación Autónoma Sindical Clasista (CASC), il principale sindacato di Repubblica Dominicana, che ha un rapporto pluridecennale di collaborazione con Haiti, nonché la regionale dell’ITUC, ovvero la Confederación Sindical de Trabajadores/as de las Américas (CSA), come entità collaboratrice. La presenza della CSA è fondamentale per garantire la pertinenza dell’azione dell’ISCOS in un quadro generale d’intervento per la ricostruzione.

Haiti continua a soffrire di una situazione d’instabilità (si vedano ad esempio le recenti vicende elettorali) e necessità. Le promesse fatte dalla comunità internazionale, a seguito della spinta emotiva data dal terremoto, sono state, ad oggi, largamente disattese. Solo con un’azione forte e sinergica si può sperare di avviare un percorso, più che di ricostruzione, di costruzione: di democrazia e diritti. Il progetto e l’azione dell’ISCOS-Cisl, vuol essere un tassello in questa direzione.

 

*Responsabile Iscos Cisl per l'America Latina